Condannato per abusi su figli, assolto

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Alla revisione del processo a Perugia, l'avvocato di De Sario era arrivato dopo una prima richiesta rigettata dalla Corte d'Appello. "La giustizia - ha aggiunto - comunque funziona". È finito un incubo.

Saverio De Sario è stato assolto dalla Corte d'Appello di Perugia durante la revisione del processo. "Sono contento di avere i miei figli e i miei familiari sempre accanto, poi piano rimetteremo a posto il resto delle cose".

Era stato condannato in via definitiva a 11 anni di carcere per abusi sui figli, che avevano testimoniato contro di lui. "Io sono fortunato, sono uscito da questo incubo avendo la consapevolezza di avere la coscienza a posto, ma penso anche a quanta gente non ha avuto la mia fortuna e si trova davanti una montagna senza via di uscita". E' una cosa che mi spettava di diritto.

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Tensioni superate, infine, anche con Francesco: "Sono ansioso di vedere il Papa, quando verrò in Italia". Anche se filtrano pressioni reciproche: l'Italia vorrebbe una maggior presenza di Washington su Tripoli.

I due figli, Gabriele e Michele, che all'epoca dei fatti avevano 9 e 12 anni, avevano raccontato agli inquirenti di aver subito molestie da parte del padre.

Decisamente no. Nel primo processo, celebrato nel Tribunale di Oristano, i figli di De Sario dichiararono di essere stati abusati dal padre. I due, oggi rispettivamente di 24 e 27 anni, avevano ritrattato l'intero loro racconto due anni fa, sostenendo di aver fornito quella versione per assecondare la madre che si era separata dal padre, facendo così scattare il processo di revisione. La condanna era diventata definitiva nel 2015 e per Saverio De Sario si erano aperte le porte del carcere di massima di sicurezza di Sassari e poi quelle del carcere di Terni. Ma, come dice Saverio De Sario, non è stata una passeggiata.

Tra gli atti del nuovo processo c'è anche, oltre alla ritrattazione, anche un memoriale che Gabriele De Sario, il figlio maggiore, aveva scritto durante la sua permanenza in una comunità a Brescia. Testo che gli educatori della struttura non presero mai in considerazione. Gli stessi figli che dopo 17 anni si sono decisi a dire la verità: non era avvenuto niente, le accuse erano false, e la madre li aveva costretti a mentire.

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