Migranti, Ue: sanzioni per Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca

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La Commissione europea sembra infatti pronta a lanciare procedure d'infrazione a Polonia, Ungheria e Rep. Ceca. "Negli ultimi mesi la Commissione ha ripetutamente chiesto" agli Stati membri che non hanno ancora accolto o promesso di accogliere richiedenti asilo da Italia e Grecia "di farlo", si legge in un comunicato dell'esecutivo comunitario. Sfortunatamente, nonostante i ripetuti appelli - aggiunge la nota - la Repubblica Ceca, l'Ungheria e la Polonia, violando gli obblighi giuridici sanciti dalle decisioni del Consiglio e gli impegni nei confronti della Grecia, dell'Italia e di altri stati membri, non hanno ancora intrapreso le azioni necessarie. Si tratta di una linea che va nella direzione indicata anche da Sergio Mattarella. Ad annunciare i provvedimenti è il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, nel presentare la relazione di giugno sullo stato di attuazione delle 'relocation'. "E' cruciale che l'Italia acceleri i suoi sforzi per centralizzare le procedure di ricollocamento in pochi centri", si afferma, spiegando anche che il fatto che "i profughi candidabili vengono distribuiti su tutto il territorio italiano complica il processo".

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È un "puro ricatto e un atto antieuropeo" da parte della Commissione europea voler sanzionare i Paesi che non hanno rispettato gli impegni sulla ricollocazione dei migranti. Tra questi spiccano l'Austria, che non ha acconsentito ad alcun ricollocamento, e la Slovacchia, che si è fermata a quota 16. Tra il 1° gennaio e lo scorso 9 giugno, le persone trasferite dalla Grecia e dall'Italia in altri Paesi dell'Ue sarebbero state 20.869. In ogni caso, ha spiegato la Commissione, l'obbligo giuridico di ricollocazione per gli Stati membri non terminerà dopo settembre: le decisioni del Consiglio sulla redistribuzione sono applicabili a tutti coloro che arrivino in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017 e i richiedenti ammissibili dovranno quindi essere ricollocati in tempi ragionevoli. Non reagiremo, non spiegheremo a loro (la Commissione) che questo è illegale. Questi valori si applicano senza eccezioni. Il governo di Viktor Orban si era però volontariamente escluso dallo schema, preferendo la soluzione di chiudere le proprie frontiere.

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