Rai, Che tempo (di ricchi) che fa: Fabio Fazio pomo della discordia

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Trentadue puntate da tre ore in prime time la domenica e altrettante da un'ora in seconda serata il lunedì, il tutto in onda su Rai 1, il compenso è di 2,2 milioni di euro: somma che supera enormemente il tetto salariale imposto ai professionisti Rai, senza considerare una non meglio precisata serie di incursioni a Sanremo e i 500 mila euro l'anno legati al format e alla produzione di Che Tempo che fa.

Potranno superare il tetto dei 240mila euro secondo un emendamento dei vertici della Rai: "possono considerarsi di natura artistica le prestazioni in grado di offrire intrattenimento generalista oppure di creare o aggiungere valore editoriale in termini di elaborazione del racconto nelle sue diverse declinazioni, in maniera coerente all'obiettivo generale di servizio pubblico".

Uno schiaffo alla povertà dilagante in Italia, un "fregarsene" altamente di vincoli, tetti, rimodulazioni dei compensi e bilanciamento degli stessi. La cortesia vuole che si vada. Con distinguo che interessano solo gli assatanati (ci sono dentro diritti e formato etc. per cui in teoria la cifra diretta sarebbe uguale al passato).

Super Nintendo Classic Edition, operazione nostalgia
Uno dei manager, avrebbe confermato ad Holmes che la console sarà disponibile nel corso delle prossime festività natalizie. Cosi come per il Nintendo NES Mini, anche il Super Nintendo sarà sprovvisto di alimentatore all'interno della confezione.

Le polemiche erano nell'aria già all'indomani dell'annuncio che Rai avrebbe discusso sulla deroga al piano compensi per le star, i big sui quali l'azienda non avrebbe mai e poi mai l'ultima parola, salvo perderli per strada e doversi rimettere in campo alla ricerca di un'altrettanto "valida" concorrenza alla "grande" caratura delle personalità perdute.

Il caso Fabio Fazio finisce davanti ai magistrati. E il prezzo da pagare, effettivamente, non è di poco conto. Ma non di tutti, certo non di quelli che si alzano al mattino per un tozzo di pane, e perché no, di quelli che si alzano al mattino con la consapevolezza che il pane, oltre ad averlo sognato la notte prima, dovranno sognarselo anche nella realtà. Conseguenza: un possibile fuggi fuggi generale che metterebbe la Rai alle strette e in gravissima difficoltà sul mercato televisivo, a meno che non si pensi che l'azienda debba vivere di solo canone (cosa né chiesta né perseguita esplicitamente, per adesso, dai partiti). In Rai, ha attaccato Maurizio Gasparri (Fi), "manca il pluralismo ma non mancano i soldi".

La deroga se da un lato abolisce i limiti, dall'altro sottolinea comunque la necessità di una diminuzione del 10% degli stipendi degli artisti, indicazione che sembra non essere valsa per il popolare conduttore di "Che tempo che fa" Fabio Fazio, che stando alle recenti indiscrezioni e dichiarazioni, sembra aver aumentato il suo compenso base di un milione di euro l'anno, potandolo quindi da 1,8 milioni di euro a 2,8 milioni di euro l'anno.

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