Turchia: manifestanti Gay Pride arrestati a Istanbul

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Almeno quattro persone sono state fermate. Il giro di vite da parte del governo, diventato più ferreo da quando Recep Tyyip Erdogan è salito al potere, sta rendendo la vita sempre più difficile alle minoranze e ai dissidenti.

Per il secondo anno consecutivo dunque la manifestazione del Gay Pride svoltasi ad Istambul si è trasformata in un vero e proprio incubo per tutti coloro che hanno deciso di parteciparvi nonostante il divieto.

Gli organizzatori della manifestazione hanno esortato gli omosessuali turchi a non avere paura, "Perché solo lottando in nome del nostro orgoglio possiamo vincere". Inoltre, ha dichiarato che non è stata ricevuta la richiesta di autorizzazione formale, affermazione smentita dal comitato organizzatore che ha fatto sapere di averla presentata il 5 giugno. Fu lei infatti, nel 2016, a sfidare gli idranti della polizia, salvo poi essere arrestata e appunto uccisa.

In realtà in Turchia l'omosessualità non è qualcosa di illegale, ma comunque l'omofobia è molto diffusa, tanto che si tratta del terzo Gay Pride di seguito che viene vietato.

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Fuori dai migliori dieci anche il leader del mondiale Maverick Vinales su Yamaha e Dani Pedrosa sull'altra Honda ufficiale. Per domani sembra che le condizioni possano peggiorare.

E' finito tra proiettili di gomma, idranti, lacrimogeni e arresti il Gay Pride a Istanbul. Alcuni manifestanti sono stati persino costretti dalle forze dell'ordine a togliersi la maglietta perché aveva la scritta 'Pride'.

I video pubblicati mostrano anche l'utilizzo di idranti contro i manifestanti.

I dimostranti, che lottano per diritti pari agli eterosessuali, sarebbero stati anche attaccati da gruppi di giovani contrari al corteo.

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