Usa, corte di appello conferma lo stop al nuovo bando di Trump

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E, sempre stando al giornale americano, i procuratori generali di Washington Dc e del Maryland avrebbero già citato in giudizio il presidente con l'accusa di violazione delle leggi anticorruzione in vigore nel Paese. La causa, la prima intentata da enti governativi, si fonda sul fatto che Trump ha scelto di mantenere la proprietà della sua società una volta diventato presidente.

Il tycoon ha trasferito il controllo delle sue aziende a due dei suoi figli, Donald Jr ed Eric, per evitare possibili conflitti di interesse durante il suo mandato. Al centro della controversia l'hotel che Trump ha aperto lo scorso anno affittando un grande edificio pubblico, l'ex ufficio postale centrale, a poche centinaia di metri dalla Casa Bianca.

Usa, corte di appello conferma lo stop al nuovo bando di Trump

A provocare la netta presa di posizione del Grand Old Party, già risentito nelle scorse settimane per il licenziamento di James Comey dalla guida dell'Fbi, è stata la frase pronunciata alla Cnn da Christopher Ruddy, un amico del presidente, secondo il quale Trump starebbe considerando l'ipotesi di licenziare anche Mueller. L'ambasciatore della Georgia vi ha alloggiato in aprile, facendo i suoi complimenti via Twitter.

La parola "covfefe" usata da Trump in un tweet, incompleto, del 31 maggio ha suscitato interrogativi e ironie: gli esegeti hanno stabilito che il presidente volesse scrivere "coverage" "copertura" in riferimento ai media, ma sarebbe stato vittima di un errore di battitura. Tanto più che Racine e Frosh intendono chiedere subito di visionare la cartella delle tasse del presidente. Donald sarà quindi meno solo e potrà finalmente godere della compagnia della sua famiglia. Trump si è sempre rifiutato di farlo e la questione, ritengono i due procuratori, rischia di arrivare fino alla Corte Suprema con il presidente che dovrà spiegare perchè ritiene di avere il diritto di mantenerla riservata.

Comunali, riconteggio ad Asti: M5s al ballottaggio al posto del Pd
Ha commentato il caso di Asti anche Luigi Di Maio che, da Facebook, scrive: "Dal riconteggio, 50 voti in più". Con la verifica di stamattina Cerruti aveva "guadagnato" 63 voti.

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