Fabrizio Corona resta in carcere e vuole iniziare lo sciopero della fame

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Tutti quanti ci aspettavamo che Fabrizio potesse tornare a casa dopo la sentenza positiva a suo favore o almeno che potesse andare ai servizi in comunità.

Fabrizio Corona è ancora "socialmente pericoloso" e, per questo, deve restare in carcere.

"Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta di affidamento comunitario per Fabrizio Corona". Lo ha deciso il giudice di Sorveglianza di Milano Beatrice Crosti. Sono senza parole. Siamo tutti senza parole.

Lo scrivono i giudici di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, tre mesi fa, hanno condannato l'ex 'fotografo dei vip´ a un solo anno per un illecito tributario, contro i 5 anni che aveva chiesto il pm. Con l'arresto per la vicenda dei 2,6 milioni di euro sequestrati la Sorveglianza revocò l'affidamento.

L'avvocato di Corona ha inoltre annunciato l'intezione del suo assistito di iniziare lo sciopero della fame "perché questo non se l'aspettava proprio".

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Nell'atto il magistrato, oltre alla condanna che gli è stata inflitta tre mesi fa a un anno per un reato fiscale e ad altre violazioni durante l'affidamento come essere stato beccato in moto "senza patente" ed essere andato in vacanza a Capri con la fidanzata nel maggio 2016 senza autorizzazione (uscirono foto sui media), fa riferimento anche alle "assenze del Corona ai colloqui" al Sert "e ai controlli tossicologici". In quel periodo, hanno confermato i giudici, con "l'affiancamento della figura di Belen Rodriguez" l'ex agente fotografico ha "certamente moltiplicato" i "guadagni di quel triennio". E quando Giuseppe Sculli, ex calciatore (anche) del Genoa e nipote di un boss della 'ndrangheta, nell'estate 2016 gli chiese soldi, a detta dei giudici, forse si fece "portatore delle 'doglianze´ di qualche gestore di locali" in Calabria, perché Corona non aveva dato corso all'ospitata promessa.

Nelle 120 pagine di motivazioni viene chiarito dai giudici perché hanno deciso di accogliere gran parte delle tesi proposte dai legali Ivano Chiesa e Luca Sirotti.

In sostanza, spiega il Tribunale, "poteva apparire difficile" ritenere "che una somma in contanti complessivamente così elevata" potesse essere "frutto esclusivo dei ricavi in nero negli ultimi anni di Corona", ma il processo ha dimostrato proprio questo. Trasmessi gli atti alla Procura per i reati di dichiarazione infedele dei redditi e appropriazione indebita, Corona andrà incontro, però, a un altro procedimento.

I giudici spiegano anche che sarebbe stato poi "del tutto illogico affidare, con qualsiasi intento" denaro in contanti all'ex 're dei paparazzi´, sempre nell'occhio del ciclone per i "numerosi processi" e l'attenzione mediatica.

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