Istat: disoccupazione ai minimi dal 2012 e occupazione in crescita

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I segnali di consolidamento dell'espansione dei livelli di attività economica, particolarmente significativi nell'industria in senso stretto e nei servizi, sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del Pil: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e dell'1,4% su base annua, confermando l'elevata intensità occupazionale della ripresa in corso. È il primo calo "dopo tre trimestri di crescita", dice l'Istat, ed è il tasso minimo rispetto al 2012. Rispetto allo stesso periodo del 2016 si stima una crescita di 153mila occupati (più 0,7 per cento) che riguarda soltanto i dipendenti (più356mila, più 2,1 per cento), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (meno 3,6 per cento). I dati mensili più recenti (luglio 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un aumento degli occupati (+0,3% rispetto a giugno, corrispondente a +59mila unità), che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti. Questo dato lo comunica l'Istat, che consta come il tasso di disoccupazione è sceso al 10,9%, in calo di 0,6 punti sul secondo trimestre del 2016, in base ai dati grezzi.

Per quanto riguarda gli inattivi 15-64 anni (che non hanno lavoro e non lo cercano), l'Istat fa sapere che la situazione si è stabilizzata e in un anno sono diminuiti di 76 mila unità. La diminuzione degli inattivi riguarda soprattutto le donne, in particolare del Mezzogiorno. Nel complesso continuano a diminure le transizioni da dipendente a termine a dipendente a tempo indeterminato (dal 24,3% al 16,5%).

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Mi sento anche in credito con lui perché quando l'ho incontrato sono stato spesso fortunato". "La dirigenza merita 10, ha fatto il massimo in tempi brevissimi".

"Le riduzioni più forti i sono verificate in Lettonia (dove la disoccupazione cala di 0,4 punti, all'8,5%) e in Repubblica Slovacca (0,3 punti, a 7,3%)" scrive in ultimo l'ente di categoria. Riguardo agli inattivi, per le forze di lavoro potenziali è aumentata soprattutto la percentuale di quanti transitano verso la disoccupazione (dal 18,5% al 21,3% nei dodici mesi). Tornando ai dipendenti, meglio il sud stavolta, con un incremento dello 0,7%, mentre il nord registra un incremento solo dello 0,3%. Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente.

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