Gli USA abbandonano l'UNESCO

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L'Unesco ha definito il ritiro americano "una perdita per la famiglia delle Nazioni Unite e per il multilateralismo". Ma la decisione sarebbe legata anche alla somma - circa 500 milioni di dollari - che gli Usa devono all'Unesco da quando hanno sospeso l'erogazione dei fondi annuali nel 2011 per il riconoscimento della Palestina come stato membro dell'organizzazione. Gli Stati Uniti manterranno la propria presenza all'Unesco come Stato osservatore.

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La decisione entrerà in vigore il 31 dicembre 2018, prosegue il dipartimento di Stato, aggiungendo che gli Usa intendono diventare poi un osservatore permanente della missione per "contribuire alle visioni, prospettive e competenze americane su alcune delle importanti questioni affrontate dall'organizzazione inclusa la tutela del patrimonio dell'umanità, la difesa della libertà di stampa e la promozione della collaborazione scientifica e dell'educazione". La decisione è stata motivata accusando l'organizzazione dell'Onu basata a Parigi di "inclinazioni anti israeliane" (dopo le recenti risoluzione che hanno condannato Israele e gli insediamenti). L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) è stata recentemente criticata per una serie di risoluzioni controverse, dove venivano ignorati i legami storici e religiosi degli ebrei con siti a Gerusalemme ed Hebron. Al quarto giorno di votazioni, la candidata francese Audrey Azoulay e quello qatariota Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari sono a pari merito con 18 voti per succedere a Bokova. L'Unesco è la prima organizzazione Onu ad aver ammesso la Palestina come Stato membro, nell'ottobre 2011, suscitando l'ira e lo stop dei finanziamenti da parte di Usa e Israele.

Come a sottintendere che Qatar è pronto a farsi carico del baratro di bilancio provocato dallo stop ai contributi di Stati Uniti e Giappone. Un messaggio chiaro da chi non possiede più la pazienza di caricarsi sulle spalle le scelte dell'intero blocco occidentale.

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