Stop di Calenda al tavolo Ilva: proposte irricevibili su stipendi

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Al momento, come conferma il sindacato, non c'è una nuova data di convocazione per l'avvio del tavolo (che era già slittato rispetto alla data iniziale del 15 settembre). "Noi abbiamo avuto due offerte per Ilva, tutte e due con un forte investimento e abbiamo scelto quella migliore secondo le regole della gara", ha ricordato il ministro. A far saltare in piedi i sindacati non sono stati solo i numeri (al centro del confronto del tavolo al Mise), ma soprattutto le condizioni che dovranno essere accettate dai lavoratori che passeranno alle dipendenze di Am InvestCo, controllato dal gruppo Franco-Indiano ArcelorMittal. "Nel business dell'acciaio si tratta gestire gli stakeholder, i dipendenti, il business, vanno tutti gestiti - ha sottolineato - l'industria dell'acciaio è molto importante all'interno di una comunità perché ha un impatto importante su tante cose, sui tanti posti di lavoro e quindi dal punto di vista economico e strategico riveste un'importanza di grande rilievo e noi - ha detto ancora Mittal - ci prendiamo questa responsabilità molto seriamente, è qualcosa che noi sappiamo che dobbiamo gestire su base quotidiana e sui cui dobbiamo eccellere". E' vitale che l'implementazione del nostro piano non venga ritardata. "Al governo chiedo - conclude Liviano - che tenga la barra dritta e che faccia rispettare a Mittal quanto previsto dalla procedura in atto che, lo ricordo, non può prescindere dall'accordo sindacale, e cioè il trasferimento al nuovo soggetto del numero minimo di 10mila unità lavorative nonchè la quantificazione in 50mila euro annui per quanto riguarda il costo di ciascun lavoratore".

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"Abbiamo chiesto all'azienda di rivedere i termini della proposta - ha precisato in serata il viceministro, Teresa Bellanova -, perchè riteniamo possibile l'individuazione di margini che rendano credibile e fattibile la trattativa con le parti sociali". Un dettaglio non irrilevante che, sommato ai pesanti esuberi e alla perdita dell'art.18, ha fatto infuriare i lavoratori e i sindacati. Ieri i lavoratori di Genova, Taranto, Novi ligure e di tutti i siti del gruppo hanno incrociato le braccia per protestare contro le condizioni della trattativa. I manifestanti hanno sparato anche alcuni fumogeni.

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