Foto dei vostri figli sui social? In questo caso potreste farle rimuovere

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In estrema sintesi, non si possono pubblicare le foto dei figli minorenni sui social se uno dei genitori non è d'accordo.

Faccine divertenti, scatti del bebè a gattoni o che si sporca mentre gioca sono tutti momenti che potrebbero finire su Facebook, ma occhio cari genitori, dovrete essere entrambi della stessa opinione; altrimenti un giudice potrebbe metterci un dito tra moglie e marito, anzi un'ordinanza.

La sentenza del tribunale lombardo ha riguardato una coppia separata con due figli molto piccoli, l'uno di tre anni e mezzo, l'altro di un anno e mezzo.

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Il giudice ha stabilito che non ci fossero i presupposti per rivedere gli accordi per l'affidamento congiunto, visto che non è stata rivelata "una grave inadeguatezza educativa". 10 c.c., che vieta la pubblicazione di foto e immagini senza il consenso dell'avente diritto, nonché degli artt. "8 del regolamento UE n. 679/2016 del 27 aprile 2016 che entrerà in vigore il 25-5-2018, laddove la immagine fotografica dei figli costituisce dato personale ai sensi del d. lgs.196/2003 (v. art. 4 lett. a, b, c) e la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata" del minore.

"Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione" recita l'articolo 16 della Convenzione di New York del 1989.

Secondo il giudice, la pubblicazione di tali contenuti sui social "costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l'ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che 'taggano' le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati, come ripetutamente evidenziato dagli organi di polizia".

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