Ikea licenzia una madre, mobilitazione dei lavoratori

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"Ho chiesto più volte maggiore flessibilità perché per me spesso era molto complicato rispettare quegli orari - aggiunge Marica - Mi hanno sempre rimpallato da una persona all'altra". Lei aveva infatti accettato il cambio di reparto, chiedendo che il gruppo svedese le andasse incontro per gli orari. All'Ikea di Corsico, in provincia di Milano, una madre separata con due figli a carico, di cui uno disabile, è stata licenziata perché non rispetta l'orario di ingresso alle 7 del mattino. Ora gli altri dipendenti hanno indetto scioperi per solidarietà. Poi, un cambio di orario, incompatibile con la gestione del figlio piccolo e delle sue terapie: "Ho chiesto di essere spostata di reparto, di cambiare turni, anche di essere declassata: nulla, Ikea non ha voluto neanche il confronto". Lei ha accettato, ma ha subito messo in chiaro che per esigenze famigliari non sarebbe riuscita a coprire il turno che iniziava alle sette di mattina, previsto negli orari di lavoro del ristorante. Ma Marica Riccuti a lavorare ci è andata, come ogni giorno da 17 anni, secondo la vecchia tabella oraria, per poter portare il figlio di 5 anni alle terapie per un'invalidità riconosciuta. All'inizio avrebbe ricevuto assensi verbali, poi l'atteggiamento sarebbe cambiato. La lettera di licenziamento è arrivata la scorsa settimana e le motivazioni riportate da Ikea sono "il venir meno del rapporto di fiducia con la lavoratrice", proprio a causa di due episodi.

Per questo, anche i colleghi di Marica hanno deciso di mobilitarsi attraverso una serie di scioperi in programma già da ieri. "Ikea dà un segnale a tutti", sintetizza il segretario milanese della Filcams Cgil, Marco Beretta.

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Un caso di ingiustizia quello che è accaduto alla mamma trentanovenne Marica Ricutti, dipendente del colosso svedese IKEA di Corsico, alle porte di Milano.

"Su questi temi, però, deve esserci un'assunzione di responsabilità che non riguarda solo la politica o le leggi che si fanno, ma anche le imprese. - precisa la parlamentare - Ci vuole una grande alleanza tra soggetti diversi in cui, ognuno per la propria parte, ci si assuma le rispettive responsabilità, affinché essere madre non sia più un ostacolo per il lavoro". In questi giorni il sindacato organizzerà dunque raccolte firme, presidi e volantinaggi.

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