La ripresa non basta a risollevare il Sud

Share

"Per di più, su una popolazione attiva relativamente meno giovane grava un onere per la sicurezza sociale enorme e crescente, che sottrae inevitabilmente risorse per investimenti produttivi in grado di migliorare la produttività e la competitività del sistema economico". Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore della 48ª Settimana sociale, intervenendo questa mattina nella tavola rotonda che ha accompagnato la presentazione del Rapporto Svimez 2017, presso la Sala della Lupa di Montecitorio.

Secondo le stime Svimez, a ottobre 2017 il Pil italiano risulta in crescita dell'1,5%, conseguenza del +1,6% del Centro-Nord e del +1,3% del Sud. A dirlo è il rapporto Svimez.

Ancora, nel Rapporto si sottolinea che nel Sud gli investimenti pubblici hanno toccato nel 2016 il punto più basso della serie storica e che gli investimenti in opere pubbliche, calcolati pro capite, oggi sono di gran lunga più rilevanti al Centro-Nord che al Sud: rispetto alla media di 231 euro a livello nazionale, 296 sono per il Centro-Nord, meno di 107 per il Sud. Ma pure sugli effetti occupazionali si riscontra, in particolare, la crescita degli occupati a basso reddito. "Gli occupati sono aumentati di 101 mila unità, +1,7%, ma persiste il dualismo territoriale, essendo nel Mezzogiorno il tasso d'occupazione ancora lontano oltre 20 punti dalla media europea alla quale, invece, sono vicine le regioni del Centro - Nord (47% nelle regioni meridionali, 69% Centro-Nord)", si legge nel rapporto. La crescita economica delle regioni del Centro - Nord Italia ha accelerato il fenomeno migratorio e quello del pendolarismo dal Sud Italia: i residenti che hanno infatti deciso di andar via dal Meridione, nell'ultimo anno in particolare, hanno lasciato i propri luoghi di nascita nel tentativo di trovare maggiori opportunità, un'occupazione più stabile o meglio retribuita rispetto a quanto offerto generalmente in Sud Italia. Un meridionale su tre è esposto al rischio di povertà, che nel Sud si attesta al 34,1%. Gli investimenti sono cresciuti nel Mezzogiorno del 2,9%, un incremento sostanzialmente in linea con quello del Centro Nord (+3%). Tra le "buone notizie" c'è anche il dato degli oltre 90mila rapporti di lavoro incentivanti nei primi 8 mesi dell'anno grazie alla proroga della decontribuzione per i nuovi assunti nel Mezzogiorno decisa dal governo.

Pordenone, omicidio dei fidanzati Ruotolo condannato all'ergastolo
Se sono qui a reclamare una sentenza di assoluzione - ha aggiunto - non è perché devo recitare un ruolo. Il processo si è invece sviluppato in più di un anno, dal 10 ottobre del 2016.

"Probabilmente- prosegue l'UDU- il dato più allarmante riguarda l'emigrazione dalle regioni meridionali". Pa si ridimensiona (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Roma, 07 nov - Nel 2016, calcola la Svimez, 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di poverta' assoluta, contro poco piu' di 6 nel Centro Nord. A Napoli il saldo migratorio fa registrare un'emorragia: -9.241 nel 2014, - 4.251 nel 2015, -6.892 nel 2016.

"Possiamo interpretare tutti gli altri numeri come vogliamo ma una cosa è certa: a fronte di una promessa sbandierata agli abruzzesi quattro anni fa in campagna elettorale, quella per cui i parametri dell'Abruzzo avrebbero agganciato quelli delle virtuose regioni del nord Italia, stiamo invece retrocedendo verso i parametri del centro sud e questo, assolutamente, non depone bene per la nostra economia", afferma ancora. La perdita di 200 mila laureati al Sud, significa, considerando i costi per sostenere i loro percorsi di studi elevati, una perdita netta di circa 30 miliardi, trasferiti alle regioni del Centro Nord e in piccola parte all'estero. "Ma in maniera insufficiente".

Share