Malagò, Buffon ci ha messo la faccia

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Giovanni Malagò, presidente del CONI, ha fatto chiarezza da un punto di vista istituzionale, a margine della presentazione dell'accordo sul finanziamento per il nuovo stadio dell'Atalanta all'Istituto di Credito Sportivo: "La delusione sportivamente parlando e anche umana è clamorosa. Tavecchio è padrone di assumersi le sue responsabilità, ma se fossi Tavecchio mi dimetterei". Un'amarezza. E poi si leggono i giornali, si sente l'opinione pubblica, si vede quello che gira sui social, un uomo di istituzione deve ascoltare tutti e poi ragionare con il buonsenso e con quelle che sono le norme. E coglie l'occasione per bacchettare i club: "Se negli anni di vacche grasse, con il vento in poppa, qualche presidente avesse avuto attenzione, lungimiranza, se avessi avuto la logica di risparmiare un ingaggio importante, probabilmente oggi avrebbero tutti uno stadio di proprietà". "Oggettivamente al momento non sussiste nessuno di questi tre presupposti, quindi il commissariamento della FIGC è un'ipotesi da escludere ed era una spiegazione che dovevo". Su Ventura gli elementi sono abbastanza acclarati. Il presidente del Coni può commissariare una federazione solo se non funziona la giustizia sportiva, se i campionati non partono o per gravi irregolarità amministrative.

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Malagò ha sottolineato che "c'è un altro discorso non scritto che riguarda invece la sfera delle competenze e responsabilità oggettive, che sono sotto gli occhi di tutti". Come sanno bene in Figc, mi sento di dire che l'inizio del suo progetto era legato a un'altra filiera di carattere tecnico che prevedeva un ruolo significativo di Lippi che poi non è più andato a buon fine. Ma indipendentemente da questo credo che la serata di ieri per alcuni aspetti purtroppo 'storica' imponga a tutto il movimento calcistico una riflessione, in primis al Presidente Tavecchio e al CT Ventura. Di fatto Ventura non ha il rinnovo. "Nel calcio femminile sta aumentando l'interesse ma siamo ancora lontani". Un tifo strepitoso, quando all'82' si sono messi a cantare l'inno d'Italia tutti in piedi. Che si dimetta oggi, o fra un mese cambia poco.

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