Maroni e l'autonomia: "Lasciateci le risorse, le spenderemo meglio"

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Sono alcuni dei punti salienti delle affermazioni di Roberto Maroni, governatore della Lombardia, durante l'audizione presso la Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale a Roma. Non sono d'accordo. Questa possibilita' e' stabilita dalla Costituzione, inoltre, se c'e' una Regione in grado di farlo e' proprio la Lombardia. "Una sorta di via intermedia fra le Regioni a Statuto speciale e quelle ordinarie" - ha spiegato Maroni - Vogliamo lavorare su questo trattamento differenziato. Ma e' stato aggiunto anche un inciso importante, in base al quale questa elencazione, non deve essere considerata 'esaustiva' e nel corso delle trattative 'potrebbero emergere aspetti non considerati nella presente risoluzione'.

Maroni è entrato nel merito delle questioni aperte: "Il residuo fiscale della Catalogna è 8 miliardi di euro, quello della Lombardia di 54 miliardi, il nostro obiettivo è di ridurre di almeno il 50% il residuo fiscale, si tratta di 27 miliardi". E mi auguro che il Veneto si aggiunga al tavolo con Lombardia ed Emilia Romagna. Non e' detto, che le competenze che noi chiediamo siano uguali alle loro. "Nel caso di Zaia si era iniziato a discuterne lo scorso anno, poi la scelta del Veneto è stata quella di aspettare il referendum".

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La trattativa con il governo per la maggiore autonomia delle Regioni sarà bipartisan. "Se ogni regione trattenesse i 9/10 delle tasse che vengono prodotte nel suo territorio, non ci sarebbe più la Repubblica Italiana, mentre questa è un'operazione di autonomia ma nell'unità della Repubblica Italiana che non viene messa in discussione". Cioe', a fronte di piu' autonomia, si e' detto disponibile a sostenere i territori del Sud "non per dare stipendi, ma per fare investimenti, controllando come vengono fatti, se sono di qualita' e se servono a produrre reddito e crescita economica". "Lo abbiamo voluto inserire, perche' e' evidente che visto che siamo di fronte a qualcosa di assolutamente inedito, mai fatto prima, e nel corso del lavoro potrebbero emergere contenuti non riportati nel testo che vogliamo poter affrontare subito senza dover prima tornare in Consiglio regionale". "Se sarà questo governo e questo Parlamento o, come credo sia più probabile, il prossimo, a chiudere il gioco di questa trattativa, l'importante è che stiamo discutendo seriamente di una cosa vera che sarà il futuro delle Regioni e dei cittadini nel nostro Paese".

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