Via libera alla Web tax che porterà 114 milioni di entrate

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Dopo tanto tempo, alla fine, ce la si è fatta: la web tax è prossima all'introduzione definitiva.

La Commissione Bilancio del Senato ha approvato l'emendamento alla legge di bilancio con il quale si introducono ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza derivata dalla diffusione del batterio Xylella fastidiosa.

Il mercato della pubblicità online, nel corso del 2016, ha prodotto ricavi per 1,9 miliardi. Ma perché la web tax slitterebbe al 2019 e non subito dal primo gennaio 2018? In realtà il gettito atteso sarebbe di 228 milioni di euro, ma per via del credito di imposta che viene riconosciuto alle imprese residenti in Italia, e comunque assoggettate alla web tax, si finisce di fatto col non superare i 114 milioni di entrate. Lo spostamento in avanti dell'entrata in vigore, secondo lo stesso Mucchetti, consentirà al Governo di ampliare la platea dei soggetti obbligati al pagamento 6 per cento sulle prestazioni di servizi e di conseguenza assicurare alle casse dell'Erario un gettito più consistente.

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Como la del petróleo, su caída es una rémora para los países que dependen de la exportación de estas materias primas. Añadió que también los esfuerzos deben estar orientados a evitar la manipulación de los precios con fines políticos.

L'ultima versione della web tax è stata disegnata da Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato.

Lo spettro si allarga potenzialmente a tutti i tipi di attività, dal solo business to business anche al business to consumer, ossia agli acquisti effettuati dagli utenti, anche se spetterà poi al Ministero dell'economia, con apposito decreto da emanare entro il 30 aprile 2018, definire nello specifico le prestazioni di servizi a cui applicare l'imposta. Boccia teme il rischio di vedere applicata la cedolare del 6 per cento anche ai prodotti targati made in Italy venduti all'estero, in questo modo si andrebbe a snaturare una tassa pensata esclusivamente per i giganti del web e non per far pagare le tasse e a chi già le paga in Italia.

Per non penalizzare le imprese italiane e quelle residenti in Italia entra in gioco il credito d'imposta pari all'imposta digitale versata sulle transazioni digitali.

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