Catalogna: vincono gli indipendentisti, cosa succede adesso?

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Il primo dato certo di queste elezioni in Catalogna è l'aumento della percentuale di votanti, che ha superato l'82%. Se puoi investire almeno 350.000 €, scarica senza spese la guida Prospettive sul Mercato Azionario. Al contrario, il premier Rajoy ha già ribadito che non cambia nulla: "Barcellona sarà amministrata da Madrid, fino a quando non saprà darsi un governo proprio, che rinunci a qualsiasi velleità secessionista; e Madrid ha già dimostrato di sapersi far obbedire da poliziotti, militari, funzionari", scrive minaccioso Aldo Cazzullo che sembra essere diventato in Italia il portavoce dei nazionalisti di Madrid. Se per aprile non sarà stato possibile eleggere il nuovo presidente, scatterà lo scioglimento automatico dell'assemblea con nuove elezioni a fine maggio. Ma gli indipendentisti non avrebbero comunque la maggioranza assoluta dei seggi, fissata a 68 su 135. Per contare sulla maggioranza assoluta serviranno ancora una volta i voti della Cup, l'ultra sinistra che chiede di andare avanti nella rottura unilaterale con Madrid.

Nonostante l'esigua maggioranza e le ampie differenze politiche all'interno del fronte separatista, il voto ha deluso le attese di chi, in primis Rajoy, puntava a una mobilitazione della 'maggioranza silenziosa' catalana contro l'indipendenza.

"Abbiamo vinto le elezioni catalane" ha rivendicato questa notte la capolista di Ciudadanos Ines Arrimadas davanti ai sostenitori del partito arancione in Plaça d'Espanya, che l'hanno accolta al grido "Presidenta!" e cantando "Espanoles-Espanoles-Espanoles!".

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Una sconfitta quindi per gli unionisti, ma soprattutto per Mariano Rajoy, il cui colpo di mano costituzionale ha avuto gli effetti opposti da quelli da lui sperati. Per ora non c'è nulla di ufficiale ma la sensazione diffusa è che il fronte indipendentista potrebbe raccogliere una dose tale di consensi da permettere la riapertura di un discorso di distacco dalla Spagna anche se, probabilmente, in un modo "più ragionato" rispetto a quello intrapreso da Puigdemont.

Diciotto candidati indipendentisti alle elezioni sono incriminati per 'ribellione' e 'sedizione' per avere portato avanti il progetto politico dell'indipendenza, Puigdemont è in autoesilio in Belgio con quattro ministri e lì sta attendendo il risultato delle elezioni. Il suo ex vice e ora capo della lista Erc, Oriol Junqueras, è invece in carcere vicino a Madrid dal 2 novembre, per analoghe accuse a seguito del referendum sull'indipendenza.

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