Confisca di beni per 10 milioni ad Amedeo Matacena

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La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria ha sequestrato e confiscato beni per un valore pari a dieci milioni di euro all'ex deputato di Forza Italia, Amedeo Matacena. Poi è rimasto coinvolto nelle indagini della Diae coordinate dalla Dda che hanno portato all'emissione diordinanze di custodia cautelare in carcere, oltre che nei suoiriguardi, anche a carico di sua moglie Chiara Rizzo, perintestazione fittizia di beni, e dell'ex Ministro dell'InternoClaudio Scajola, per averlo aiutato a sottrarsi alla cattura.

Sequestro e confisca. Con il provvedimento di oggi, la Corte di Assise di Appello, evidenziando che la maggior "parte dei beni che (costituiscono) il patrimonio del Matacena (sono) frutto di attività illecite e/o di reimpiego dei loro proventi", e ravvisando "una oggettiva quanto marcata sproporzione" tra gli investimenti effettuati e i suoi redditi dichiarati, ha disposto il sequestro e confisca di 12 sue società (per l'intero capitale sociale o in quota parte), di cui quattro in Italia (a Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Roma) e otto all'estero (nella Isole Nevis, in Portogallo, a Panama, Liberia e Florida), oltre che di disponibilità finanziarie su conti esteri.

Nel giugno del 2017 è stata confermata la "pericolosità sociale qualificata" di Amedeo Matacena, dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su proposta della Procura distrettuale, disponendo il sequestro di disponibilità finanziarie e di un immobile all'estero. "Permette di presupporre l'illiceità dell'intero patrimonio e adesso toccherà eventualmente al diretto interessato dimostrare il contrario".

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Il provvedimento riguarda 12 società tra Italia ed estero, immobili, conti bancari e un traghetto attualmente in servizio, per un valore di oltre 10 milioni di euro.

Non è l'unico affare che abbia vincolato l'ex parlamentare ai clan.

Insomma, è uno strumento essenziale per i clan di Reggio Calabria, che grazie a lui sono arrivati a presentare le proprie istanze anche in Parlamento, da dove - secondo alcuni pentiti - il politico si sarebbe dedicato anche ad attaccare la magistratura reggina attraverso mirate interrogazioni. Nel 2015 ha incassato una condanna in appello per corruzione in atti giudiziari, per aver corrotto il presidente del Tar di Reggio Calabria, ma un anno dopo la Cassazione non ha potuto far altro che annullare la sentenza per intervenuta prescrizione.

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