Ecco la lista Ue dei 17 paradisi fiscali: Corea, Emirati, Panama, Tunisia

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Nella speranza che, esponendoli alla pubblica gogna e forse anche al rischio di future sanzioni, comincino a collaborare con le autorità fiscali europee smettendo di aiutare gli evasori.

Spinta dai continui scandali fiscali che hanno lasciato sempre più indignata l'opinione pubblica, l'Unione Europea ha deciso di fare ciò che non aveva mai osato finora: compilare una lista dei "paradisi fiscali", cioè quelle giurisdizioni che favoriscono l'evasione ai danni dei cittadini di tutto il mondo.

Ebbene, la lista approvata nelle ultime ore dalla Ue considera come paradisi fiscali i seguenti paesi: Bahrein, Barbados, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Grenada, isole Guam, isole Marshall, Mongolia, Namibia, Macao, Panama, Samoa, Palau, Saint Lucia, Samoa Americane, Trinidad e Tobago e Tunisia. Nella lista grigia sono stati inclusi, fra gli altri, Svizzera, Bermuda e Jersey (Regno Unito).

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Assieme alla data sono state pubblicate le prime immagini, fra cui un trailer che si può vedere qui sopra. Ma le indagini riveleranno a Kovacs lati oscuri che egli stesso ignorava.

L'UE aveva cominciato dieci mesi fa a valutare i Paesi da inserire nell'elenco. Altri 47 sono invece stati inseriti in una "lista grigia", perché si sono impegnati a cooperare. La selezione è avvenuta sulla base di tre criteri: trasparenza fiscale, tassazione equilibrata e applicazione delle norme Ocse sul trasferimento dei profitti da un Paese all'altro. Ad ottobre, ne hanno inviata un'altra per informare chi sarebbe finito accusato per favoreggiamento dell'evasione.

Un processo che, com'è noto, non ha riguardato dal principio i paesi Ue, sebbene alcuni stati membri occupino un ruolo di primo piano nella corsa globale al ribasso sulla fiscalità d'impresa. Si calcola che ogni anno i paesi Ue perdano centinaia di miliardi di euro a causa dei correntisti che trasferiscono i loro risparmi su conti extra europei. Per Moscovici bisogna ora lavorare a sanzioni vere, e soprattutto assicurarsi che i 47 della lista grigia facciano quanto promesso. Ogni stato può combattere i paradisi fiscali stabilendo una tassa (anche piuttosto gravosa) su tutte le transazioni economiche in entrata o in uscita su quello specifico paradiso, oppure rafforzando i controlli fiscali verso privati e aziende che lo frequentano. La Commissione ha finalizzato il documento che illustra le prossime tappe, cercando un difficile equilibrio tra Nord e Sud, socialisti e popolari, austerità e crescita.

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