Nova, avvelenamento da tallio: sotto la lente una tisana

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La sostanza non è stata quindi rintracciata nella casa della famiglia Del Zotto, dove abita anche Domenico, 55 anni, l'unico a non aver subito gli effetti del tallio insieme alla moglie Cristina Palma, 56 anni.

Il tallio era nascosto nell'erba per gli infusi. Ulteriori dettagli saranno divulgati con una conferenza stampa dal Comando Provinciale Carabinieri di Milano alla presenza del Procuratore della Repubblica di Monza e Brianza. E così via fino alla morte, a meno che non si riesca a fissare il tallio in una forma chimica stabile, cosa che si riesce a fare da una trentina d'anni grazie al blu di Prussia, ossia al ferrocianuro di potassio.

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Però sta bene fisicamente e lavora bene, gli basta poco per accendersi. "Basta che sia tranquillo perché noi lo siamo". Stasera abbiamo fatto abbastanza bene, anche se nel secondo tempo siamo rimasti scoperti.

Gli esiti dei test, eseguiti a Torino presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte Liguria e Valle d'Aosta, hanno evidenziato la positività al tallio di alcune "erbe da infuso" non di fabbricazione commerciale, su cui sono in corso approfondite verifiche per risalire a chi potrebbe averle preparate.

I primi a sentirsi male, ai primi di ottobre, erano stati Giovanni Battista Del Zotto, Gioia Maria Pittana e Patrizia Del Zotto, coppia di novantenni e figlia, tutti e tre deceduti. Il giovane avrebbe deliberatamente avvelenato il resto della famiglia. Ricoverate in ospedale altre cinque persone.

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