Taranto, call center paga 92 euro per un mese di lavoro

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Il call center i cui responsabili, secondo la denuncia, si sono resi protagonisti di un simile comportamento, si trova nel capoluogo ionico.

In pratica, il suo lavoro può anche valere la misera cifra di 33 centesimi l'ora.

La vertenza ora assume tutto il valore pubblico della tutela dei diritti delle lavoratrice da una condizione di palese sfruttamento e su questo Lumino non la manda a dire affermando che: " abbiamo interessato i nostri legali che hanno detto che è interessante collegare questa situazione alla legge sul caporalato per i risvolti penali, per questo motivo subito dopo la conferenza stampa abbiamo preparato esposto denuncia da parte delle lavoratrici e del sindacato da inviare alla Procura della Repubblica, al Sindaco di Taranro, al Presidente della Provincia e al Prefetto perchè intervengano su questo aspetto di tutela dei diritti delle persone e del lavoro".

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Istanza poi reiterata nel 2013 con la dichiarata disponibilità del vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio. Non capisco questa specie di 'vergogna' di riportare in Italia questa amata regina.

Una lavoratrice ha ricevuto il bonifico di 92 euro per un mese di lavoro: ci sono stati tagli alla retribuzione in caso di assenza anche di soli tre minuti dalla postazione per andare in bagno.

"Le dichiarazioni delle lavoratrici finiranno all'ispettorato del lavoro e in Procura", ha annunciato Andrea Lumino, segretario generale della Slc Cgil di Taranto, nel corso di una conferenza stampa tenuta nel corso della giornata di ieri.

Sulla carta l'offerta era allettante: il call center di Taranto avrebbe offerto ai lavoratori circa 12mila euro all'anno, la realtà però "non solo era differente - spiega Andrea Lumino, segretario generale di Slc Cgil Taranto -, ma superava di gran lunga la più macabra immaginazione". Alle loro rimostranze, l'azienda ha risposto che se per 5 minuti si lascia il posto per andare al bagno si perdeva una intera ora di lavoro. "Anche per un ritardo di tre minuti l'azienda non riconosceva lo scatto orario". "Non riuscivo a crederci". Decine i casi denunciati di call center da sottoscala che aprono e chiudono nel tempo di un contratto di committenza. La Cgil va all'attacco: "Serve subito la legge anticaporalato". "Queste donne sono state trattate allo stesso modo in cui sono state trattate le lavoratrici nei campi e quindi, come prima cosa, lotteremo perché la legge che punisce i caporali possa finalmente essere estesa anche al settore dei call center". Ma all'atto pratico la paga si è rivelata essere di 92 euro per un mese di lavoro.

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