Corte Strasburgo: Gesù e Maria posso essere testimonial pubblicità

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" e "Gesù e Maria, cosa indossate!" Non solo, anche merendine, auto, detersivi.

Perché le immagini sono contrarie alla morale pubblica?

Roma, 30 gen. (askanews) - Utilizzare i nomi e le immagini di Gesù e Maria in una campagna pubblicitaria è lecito: lo ha stabilito la Corte europea per i diritti umani, definendo "ingiustificabile" il provvedimento con cui la giustizia lituana era intervenuta a bloccare l'iniziativa in quanto contraria alla pubblica morale. Si era percio' attivata l'Agenzia di concessione della pubblicita', altra authority governativa, che aveva ravvisato violazioni dei limiti sulla decenza e sul rispetto della religione e aveva imposto il ritiro della campagna.

Dall'Inghilterra: niente Chelsea per Dzeko. In piedi l'affare Emerson Palmieri
Conte , dal canto suo, avrebbe fatto un tentativo con l'Arsenal per prendere Olivier Giroud , chiuso dall'arrivo di Aubameyang . Detto questo, resta attiva la questione legata al trasferimento di Emerson Palmieri , sulla base dei 25 milioni .

Negli spot una modella e un modello sono ritratti con gli abiti da pubblicizzare, rievocando chiaramente l'iconografia cristiana, e con slogan come "Gesù, Maria!".

I magistrati della Corte europea dei diritti umani hanno spiegato che le motivazioni fornite dalle autorità 'sono vaghe e non spiegano con sufficiente esattezza perché il riferimento nelle pubblicità a simboli religiosi era offensivo'. Secondo i giudici l'ammenda inflitta per aver "offeso la morale pubblica" ha violato il diritto alla libertà d'espressione dell'impresa.

Nella sentenza si legge che la Corte di Strasburgo ritiene che "la libertà di espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica e una delle condizioni di base per il suo progresso e per l'autorealizzazione individuale di ciascuna persona". La decisione dei giudici è stata presa perché secondo loro le pubblicità in questione "non sembrano essere gratuitamente offensive o profane" e "non incitano all'odio". Vilnius, quindi, dovrà risarcire con 580 euro l'azienda.

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