Fisco, flessibilità e norme comuni: la Ue prepara la rivoluzione dell'Iva

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Per raggiungere l'obiettivo di creare un contesto fiscale molto più favorevole alla crescita, anche dimensionale, delle piccole e medie imprese la Commissione europea intende proporre tutta una serie di nuove disposizioni legislative, da far recepire a livello di Stati Nazionali, volta a creare una maggiore flessibilità impositiva a livello di Iva.

Le norme comuni dell'UE in materia di IVA, approvate da tutti gli Stati membri nel 1992, sono ormai "obsolete e troppo restrittive" - ha rilanciato Moscovici - sottolineando che, fra l'altro, sono state pensate quando ancora non esisteva Internet. "La proposta odierna offrira' ai governi la massima flessibilita' per fissare le aliquote Iva, lasciandoci la possibilita' di concentrarci su come affrontare il piu' vasto problema delle frodi". I costi globali di conformita' all'Iva saranno ridotti del 18% all'anno.

Attualmente gli Stati membri possono applicare sul territorio nazionale un'aliquota ridotta del 5% a due diverse categorie di prodotti. Alcuni Stati membri applicano anche deroghe specifiche per ulteriori aliquote ridotte.

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Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: "Oggi compiamo un altro passo verso la creazione di uno spazio unico europeo dell'IVA, con norme più semplici per gli Stati membri e le imprese".

L'attuale elenco dei beni e servizi a cui si potranno applicare le aliquote ridotte verrebbe abolito e sostituito da un nuovo elenco di prodotti per i quali sarà obbligatorio applicare l'aliquota normale del 15% o superiore. Non vi è quindi parità di condizioni per le piccole imprese operanti all'interno dell'UE.

L'Agenzia delle Entrate, prima di fornire chiarimenti in merito al quesito posto dal gestore del deposito Iva, spiega che dopo le modifiche apportate alla disciplina dei depositi Iva una delle novità più importanti riguarda l'estrazione dei beni (momento di esigibilità dell'imposta), sottoposta, ora, a regole diverse in base alla provenienza delle merci. Tale estensione applicativa prevista ai soli fini Iva, sembra quanto meno eccessiva in ragione della dichiarata finalità delle nuove norme introdotte dalla legge di Bilancio 2018, il cui focus sarebbe (solo) quello di arginare tendenze evasive sfruttando la mancata tracciabilità degli acquisti riportati sulle schede carburanti.

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