I sacchetti della frutta si possono portare da casa? Ecco come funziona

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Il governo Gentiloni con un emendamento al Dl Mezzogiorno durante il passaggio al Senato, ha imposto un obbligo che nel testo della direttiva comunitaria del 2015 non era affatto previsto: dal 1° gennaio vige l'uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini ultraleggeri con i quali si pesano e si prezzano i prodotti sfusi come pane, ortaggi, frutta. Il Fatto Alimentare scrive che questa idea "è stata bocciata dalle catene dei supermercati per motivi igienici (poco plausibili), logistici (impossibilità di controllare i prodotti acquistati se i sacchetti non sono trasparenti), e di sicurezza (contenitori di materiale inadatto al contatto con gli alimenti)", ma spiega che "la circolare del Ministero dello sviluppo economico del 7 dicembre 2017 ammette la possibilità di usare borse riutilizzabili, anche se rimanda per il benestare definitivo a un parere del Ministero della salute che dovrebbe valutare gli aspetti igienici e quelli sanitari".

Il ministro dell'Ambiente Galletti ha provato a smorzare le polemiche sui sacchetti biodegradabili a pagamento, rivelando che sta discutendo insieme al ministro della Salute sull'eventualità di consentire ai consumatori di portarsi sacchetti da casa. Ciò per rendere responsabili i consumatori, che potranno dunque riutilizzare i sacchetti per la raccolta dei rifiuti organici. Il guaio è che a farne le spese saranno quasi certamente i contribuenti: sì, perché i 'nuovi' sacchetti della frutta d'ora in poi saranno a pagamento, dai 2 ai 10 centesimi.

E così sui social c'è perfino chi parla di resistenza.

Scoppia la polemica sui sacchetti riciclabili a pagamento per frutta e verdura, obbligatori per legge dal primo gennaio. In pratica, si chiede che entro il 2019 ogni nazione dell'Ue arrivi almeno a metà della media europea del 2010 per poi dimezzare ancora i consumi.

Sacchetti di plastica si possono portare da casa
I nuovi shopper inoltre non potranno essere riutilizzabili e dovranno essere distribuiti esclusivamente a pagamento . Il costo dei sacchetti è variabile, da 2 a 3 centesimi per la grande distribuzione a un massimo di 5-7 centesimi.

Appiccica-scontrino La norma è finalizzata anche a promuovere l'industria italiana, leader nella produzione di plastica biodegradabile ma non sono proprio tutti d'accordo e allora ecco che sui social impazza la polemica e col tam-tam dilaga il fenomeno dell'appiccica-scontrino: per evitare di pagare il sacchetto cioè, qualcuno sceglie di attaccare il conto che risulta dalla bilancia, direttamente sulla buccia della frutta o sulla parte di scarto delle verdure. Quello che forse non sanno è che non sempre è così, perché i supermercati usano diversi metodi per addebitare il costo della busta compostabile. Ed è questo che vieta di potersi portare le borse da casa. Ma per il Codacons è "un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori".

Chi non rispetta le nuove disposizioni sarà punito con multe che vanno dai 2500 ai 25.000 euro. In più la gente tendeva a portarne a casa una quantità spropositata rispetto all'uso, contribuendo ad aumentare l'inquinamento da plastica. "L'azienda che guida è l'unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l'80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola".

Tra queste, una su tutte ha generato deformazioni nella comprensione del reale impatto di quanto in vigore da pochi giorni nei supermarket di tutta Italia: la bufala sul 'favore all'amica di Matteo Renzi'. Risparmiato solo per l'ambiente perché in realtà si paga al momento dell'etichettatura e chi ha etichettato 4 arance singolarmente è come se avesse pagato per 4 bustine non che non ha preso. Il 58% degli intervistati si è detto favorevole alla legge.

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