La Turchia avanza sui curdi di Afrin e le grandi potenze osservano

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Un'offensiva terreste e area: è l'attacco guidato dalla Turchia contro la milizia curda "Unità di protezione popolare" (Ypg) ad Afrin, nel nord della Siria.

L'obiettivo dichiarato dal Primo ministro turco Binali Yildirim, è quello di creare una zona "sicura" di circa 30 km all'interno del territorio siriano. Erdogan ha avvertito i curdi in Turchia di non scendere in piazza per protestare contro le operazioni militari in corso: coloro che risponderanno agli appelli dei leader che invitano a manifestare "pagheranno un prezzo alto", ha ammonito il presidente turco. il cantone di Afrin, né le altre regioni del nord della Siria hanno mai attaccato o minacciato di attaccare la Turchia o altre regioni curde del nord della Siria. È possibile dunque che l'offensiva turca si estenda anche alla città di Mambij, per poi raggiungere Qamishli, sede dei comandi regionali americani.

La seconda è che la Russia abbia deciso di scaricare definitivamente i curdi, dando luce verde alla Turchia per eliminare definitivamente il problema cominciando dal nord-ovest, e scommettendo che gli Stati Uniti faranno lo stesso a nord-est, non volendo prendersi la responsabilità di rimanere gli unici alleati rimasti ai curdi in un contesto regionale diventato loro completamente ostile. L'Esercito libero siriano (Els), sostenuto dalla Turchia, avanza da est, mentre i berretti bordeaux, le truppe d'elite di Ankara, sono penetrate da nord. I bombardamenti hanno coinvolto anche una base strategica degli Stati Uniti. Un'immagine forse definitivamente incrinata dalle dichiarazioni del rappresentante del governo del Rojava ad Afrin Aldar Xelil che ha confermato che i rappresentanti russi si sono offerti di fermare l'attacco turco solo in cambio della rinuncia curda ad Afrin in favore del regime di Damasco. Le notizie parlano di alcuni morti, secondo fonti kurde sei civili e un combattente dell'Ypg. Riguardo la situazione ad Afrin la diplomazia russa ha esortato tutte le parti alla moderazione e al rispetto dell'integrità territoriale della Siria. Che ora rischiano di trovarsi faccia a faccia con i militari turchi. Sin dallo scorso anno Ankara aveva duramente protestato per l'ingente fornitura di munizioni, armi di diverso tipo, carri armati ed equipaggiamento d'alta ingegneria che Washington ha passato alle forze del Ypg. A inizio mese proprio il Pentagono aveva reso noto di voler aiutare la coalizione delle Sdf, che aveva portato alla riconquista di Raqqa, l'ex capitale dello Stato islamico, creando nuove forze da dispiegare lungo il confine con la Turchia al fine di impedire la fuga dei foreign fighter verso l'Europa e altri Paesi. Violenti scontri hanno avuto luogo oggi nella regione di Afrin, bastione delle Unità di Difesa del Popolo (Ypg), una milizia curda osteggiata da Ankara ma sostenuta da Washington, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, una Ong che conta su una estesa rete di attivisti in tutto il Paese. Ma la Turchia non intende accettare che i curdi possano fondare un loro stato ai suoi confini, poiché questo potrebbe costituire esempio per una pari rivendicazione dei curdi presenti sul proprio territorio.

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In che modo si spostano gli equilibri nell'area?

Nelle ultime 48 ore almeno 80 persone avrebbero perso la vita, tra cui 24 civili. La Russia ufficialmente continua a sostenere che i curdi debbano partecipare ai colloqui di pace, ma la Turchia non è d'accordo.

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