Magma sotto l'Appennino tra il Sannio e il Matese: "Rischio sismico elevato"

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Sotto l'Appennino meridionale, in profondità, esiste una sorgente di magma che può generare terremoti "di magnitudo significativa" e più profondi rispetto a quelli finora registrati nell'area. I ricercatori comunque precisano che sia da escludere che il magma che ha attraversato la crosta nella zona del Matese possa arrivare in superficie e formare un vulcano, quantomeno non prima di un migliaio di anni, ma piuttosto conferma e stabilisce ancora una volta la pericolosità sisimica dell'area matesina, dove è del tutto probabile prevedere terremoti di forte intensità.

Lo studio 'Seismic signature of active intrusions in mountain chains' si concentra sulle catene montuose, o meglio sulla loro sismicità, sulla struttura, sui meccanismi di risalita dei magmi e dei gas naturali e su come monitorarli.

"Nella parte più profonda, sotto la crosta terrestre, ci sono processi di fusione che producono magma".

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Secondo gli scienziati, questa anomalia era legata non soltanto alla profondità dei terremoti della sequenza (tra 10 e 25 km) rispetto a quella più superficiale dell'area ( 10-15 km), ma anche ai terremoti in aree vulcaniche. Francesca Di Luccio, geofisico Ingv e coordinatore, insieme a Guido Ventura, del gruppo di ricerca, dice: "La catene montuose, generalmente, sono caratterizzate da terremoti prodotti dall'attivazione di faglie che si muovono in risposta a sforzi tettonici". Ma la sorgente di magma "provoca la fuoriuscita di anidride carbonica di origine profonda e può causare terremoti". Indagando su questa pista "abbiamo scoperto che questi terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta tra 15 e 25 km di profondità", ha chiarito Di Luccio.

Per il prossimo futuro dobbiamo aspettarci terremoti distruttivi?

LE REAZIONI - "Nelle prossime ore - scrive il sindaco di Benevento, Clemente Mastella - formuleremo una richiesta ufficiale alla Regione Campania affinché venga convocata una riunione che coinvolga le istituzioni del territorio interessato al fenomeno, la Protezione civile, le Università degli studi di Napoli e del Sannio e i ricercatori dell'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell'Università di Perugia (DFG-UNIPG) che hanno condotto lo studio in modo da poter approfondire la valutazione del rischio sismico esistente nella suddetta area e poter quindi mettere a punto una strategia di interventi in grado di ridurre significativamente le conseguenze di eventuali eventi tellurici". Se dovesse continuare, tra migliaia di anni potrebbe formarsi una struttura vulcanica.

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