Pulcini tritati vivi nel grande incubatoio italiano

Share

Sono le immagini che si intravedono nel video-denuncia di "Essere Animali", l'organizzazione animalista che è riuscita a infiltrarsi in un incubatoio italiano da cui, ogni settimana, nascono milioni di pulcini destinati agli allevamenti e poi al macello.

Dopo la schiusa delle uova, che avviene in forni a temperatura controllata, gli animali iniziano il loro "viaggio" nella catena di montaggio, trasportati prima in un reparto in cui sono separati in base al sesso e successivamente vaccinati. Quello che emerge dal video è davvero scioccante: migliaia di pulcini appena nati vengono gettati sopra i rulli industriali, e molti di loro muoiono perché le zampine si incastrano nel macchinario. "Il rumore è incessante, i rulli sono stracolmi al punto che i pulcini rischiano il soffocamento oppure cadono, finendo per morire schiacciati sul pavimento".

In seguito, l'operatrice ricorda che dopo le sommarie vaccinazioni di rito, i pulcini vengono portati negli allevamenti intensivi per essere fatti ingrassare per quaranta giorni, prima di essere "macellati per diventare carne".

Calciomercato, show Raiola: "Kean vale 75 milioni". E attacca il Milan
Allora lui ne vale 75. "Le mie trattative non vanno mai indietro, solo avanti". "L'Arsenal aveva la criticità Sanchez ed entrambe hanno fatto un grande affare, ma il migliore è dei Gunners".

Ma ciò che è ancora più crudele e assurdo è che "la macerazione dei pulcini sia consentita dalla legge - continua Montuschi -, una pratica assolutamente legale e sconosciuta ai consumatori". "I pulcini deboli e feriti sono tritati vivi in un maceratore".

Il problema è che questa procedura - la triturazione da vivi, appunto - è prevista dalla legge: la normativa sulla protezione degli animali durante l'abbattimento (Regolamento CE n. 1099/2009) sottolinea come si debba "procurare la morte istantanea degli animali".

Ma vale la pena condividerle nella speranza che tutti prendano coscienza di queste violenze. Al video è collegata anche una raccolta firme per chiedere al Ministro dell'Agricoltura di non utilizzare soldi pubblici nell'industria della carne.

Share