Roma: ex sindaco Marino (Pd) condannato a 2 anni in appello

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Era accusato di peculato e falso. Marino è stato condannato anche a rifondere le spese processuali. Marino è stato invece assolto pienamente dall'accusa di truffa per alcune certificazioni redatte tra il 2012 e il 2014 su compensi riferiti a prestazioni "fornite da collaboratori fittizi, con presunta truffa ai danni dell'Inps di circa seimila euro". La vicenda giudiziaria riguardava una cinquantina di cene pagate con la carta di credito che gli fu rilasciata durante il suo mandato dall'amministrazione capitolina. In primo grado l'ex sindaco era stato assolto. A Marino è stata comminata anche l'interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata della condanna di due anni per peculato e falso. Non posso non pensare - continua l'ex sindaco - che si tratti di una sentenza dal sapore politico proprio nel momento in cui si avvicinano due importanti scadenze elettorali per il Paese e per la Regione Lazio. Il caso degli scontrini, che costò all'ex sindaco la sfiducia da parte del suo partito, il Partito democratico, e le conseguenti dimissioni riguarda 56 rendiconti di spese in totale, soprattutto cene.

L'ex sindaco ha lasciato la corte d'Appello senza rilasciare dichiarazioni accompagnato dal suo avvocato difensore Enzo Musco.

I giudici d'appello hanno, comunque, confermato l'assoluzione per la contestazione di truffa in merito alla gestione della onlus 'Imagine' e alla rendicontazione di alcune consulenze.

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Arriva come una doccia gelata per l'ex sindaco della capitale Ignazio Marino, la sentenza che lo condanna in appello a due anni di reclusione per la vicenda scontrini. Con il mio assistito ricorrerò in Cassazione confidando in una valutazione aliena da sospetti di natura politica. "Non posso esimermi dal rilevare come questa condanna condizioni la formazione delle liste per le imminenti elezioni politiche e quindi i relativi risultati".

La decisione dei giudici della Terza sezione della Corte d'Appello è arrivata dopo poco più di due ore di camera di consiglio. In pratica i giudici sostengono che in 28 mesi di attività, il Sindaco non abbia mai organizzato cene di rappresentanza ma solo incontri privati. Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare.

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