Spotify, causa da 1,6 miliardi per diritti d’autore

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Ciò permetterebbe a Spotify di quotarsi spendendo poco e i suoi investitori esistenti non si vedrebbero diluire la loro partecipazione. Spotify nel 2015 era valutata 8,5 miliardi, ma il valore e' salito a circa 20 miliardi di dollari dopo il recente swap azionario con il colosso cinese di internet Tencent Holdings.

In una dichiarazione rilasciata martedì pomeriggio, il presidente della società Randall Wixen ha chiarito che egli e i suoi clienti non parteciperanno al Music Modernization Act introdotto a fine dicembre, che mira a semplificare le licenze digitali e ad aumentare i tassi, perché credono che l'accordo proposto sia inadeguato, poiché molti soldi se ne vanno per le spese legali. Nel maggio 2017 Spotify aveva patteggiato su una causa simile pagando 43 milioni di dollari di risarcimenti. Questo è almeno quanto è emerso dalle indiscrezioni che sono state riportate dalla stampa finanziaria americana, ma nel frattempo Spotify sarà chiamata a difendersi in tribunale in quanto, riporta il Corriere.it, la casa discografica Wixen Music Publishing chiede un risarcimento, per presunta violazione del diritto d'autore, che potrebbe arrivare fino a 1,6 miliardi di dollari.

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L'editore, che rappresenta artisti come Tom Petty, Missy Elliot, Stevie Nicks e Neil Young, ritiene che l'azienda svedese non abbia le licenze adeguate per riprodurre alcuni brani, come spiega The Hollywood Reporter: "Free Fallin" di Petty, "Light My Fire" dei Doors e decine di migliaia di altre canzoni sarebbero in riproduzione senza i giusti permessi. Non quelli per poter operare un servizio di distribuzione meccanica, ovvero di streaming musicale online. A luglio, invece, sempre per via dei diritti sono arrivate le cause di due editori musicali di Nashville, Rob Gaudino e Bluewater Music. Come finirà stavolta? Da Spotify non arrivano risposte. Un anno davvero niente male, quello appena cominciato, per Spotify che dovrebbe portare a casa una quotazione in borsa da record.

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