Cassazione: "Il saluto fascista? Non è reato se commemorativo"

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Il saluto romano, se ha intento commemorativo e non violento, non è reato.

La sentenza della Cassazione ha così definitivamente assolto Marco Clemente e Matteo Ardolino, esponenti di Casapound, che durante una commemorazione organizzata a Milano nel 2014 da esponenti di Fratelli d'Italia, rispondendo alla "chiamata del presente", avevano alzato il braccio destro facendo il saluto fascista. Vedete anche come abbiano sbagliato tutto, ma proprio tutto, quegli ingenui che, dopo avere legato mani e piedi un esponente palermitano di Forza Nuova e averlo pestato, hanno giustificato il proprio gesto diramando un comunicato in cui si parla di "colpi ben assestati dall'antifascismo", anziché rivendicare di avere agito spinti solo e soltanto da un'incontrollabile, prepotente nostalgia per i favolosi e scatenati anni Settanta. Un gesto che è valso a entrambi un'imputazione per "concorso in manifestazione fascista", reato previsto all'articolo 5 della legge Scelba. Per i giudici di merito è stata dirimente la natura puramente commemorativa della manifestazione del corteo, organizzato in onore di tre militanti morti, senza "alcun intento restaurativo del regime fascista".

E il saluto romano fatto dagli imputati non è stato ritenuto tale. Divieto che non era stato rispettato, eppure il corteo non era stato bloccato. Anche se vi era stata ostentazione di simboli, i giudici hanno comunque escluso che il raduno avesse assunto elementi tali da suggestionare e indurre "sentimenti nostalgici in cui ravvisare un serio pericolo di riorganizzazione del partito fascista".

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Con fiocchi che potranno cadere anche a quote di 200-400 metri di altezza interessando di conseguenza anche le zone costiere. Al nord est: nubi sparse con ampie schiarite sulle Dolomiti, cieli nuvolosi con locali aperture altrove.

Per cui, secondo i giudicanti, ne deriva che la fattispecie si configura come reato di pericolo concreto e "che le manifestazioni del pensiero fascista e dell'ideologia fascista in sé non sono vietate, attese la libertà di espressione e di libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite, ma lo sono solo se hanno i connotati di cui sopra e pertanto pongono in pericolo la tenuta dell'ordine democratico e dei valori allo stesso sottesi". Nell'argomentare la propria decisione, la Cassazione fa degli esempi, in cui al contrario, vanno ravvisati invece gli estremi del reato di manifestazione fascista: è il caso di chi intona "all'armi siamo fascisti", considerata una professione di fede e un incitamento alla violenza, o di chi compie il saluto romano armato di manganello durante un comizio elettorale.

Il procuratore generale di Milano ha contestato il fatto che, nonostante la manifestazione fosse stata regolarmente autorizzata dalla questura, nei giorni precedenti gli organizzatori erano stati diffidati dall'utilizzare bandiere con le croci celtiche che di fatto poi sono state esibite.

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