Pornografia minorile, perquisizioni anche a Lecce: 6 indagati

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Tre persone arrestate, 33 denunciate, 37 perquisizioni effettuate: è il bilancio di una vasta operazione contro la pedopornografia disposta sull'intero territorio nazionale dalla procura della Repubblica di Salerno ed eseguita stamani dal personale della Polizia Postale e della Comunicazione. Le perquisizioni riguardano 14 regioni italiane (dalla Campania al Lazio e Piemonte alla Lombardia e l'Emilia Romagna alla Puglia alla Sicilia alla Calabria le Marche e l'Abruzzo, alla Toscana alla Liguria al Trentino Alto Adige e Veneto) e hanno impegnato circa 200 ufficiali della postale coordinati dal Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online del servizio della Polizia delle comunicazioni di Roma.

All'interno dell'archivio i file erano minuziosamente catalogati in cartelle. L'indagine è stata avviata dalla polizia Postale di Catania in seguito di una segnalazione dell'associazione Meter che indicava la presenza sulla Rete di un forum che rinviava ad uno spazio virtuale contenete un archivio di migliaia di video/foto di pornografia minorile denominato "La Bibbia 3.0". Le investigazioni hanno consentito di appurare che 'La Bibbia' è un maxi archivio telematico contenente migliaia di file di fotografie e video ritraenti donne, prevalentemente adolescenti, che si mostrano nude e in pose provocanti. In molti casi sono riportati elementi utili per l'identificazione della persona ritratta, persino il numero di telefono, l'indirizzo email e la citta' di residenza; in altri invece non ci sono informazioni private; in alcuni casi le foto sono stati acquisiti dai social come instagram.

Medico napoletano nell'equipe che ha trapiantato un volto per la terza volta
Il primo trapianto gli è stato effetuato nel 2010 quando aveva 35 anni. Dopo 7 anni però si manifestano i primi sintomi del rigetto.

Ad alimentare l'archivio ex fidanzati, tecnici riparatori che estrapolavano le immagini o video da telefoni e computer portati in assistenza. L'obiettivo ulteriore degli indagati, consisteva, infatti, nel rendere possibile, attraverso l'identificazione, ogni forma di molestia e di gogna mediatica. "Per quanto emerso dall'analisi delle conversazion, gli internauti oltre a fornire il materiale pedopornogragico, inviavano informazioni utili all'individuazione della vittima".

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