Sono tornato: il ritorno di Mussolini per riflettere sull'Italia di oggi

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Diretto da Luca Miniero, il regista del campione di incassi Benvenuti al Sud, basato sul libro di Timur Vermes, Sono tornato si apre con i toni della commedia ridanciana e si chiude con quelli del dramma grottesco: "All'inizio - dice Miniero - si ride, poi ci si vergogna un po'".

Un'Italia in cui non si perdona l'uccisione di un cane piu' che le leggi razziali. "La cosa emblematica di questi tempi e' che lui sara' costretto a scusarsi per aver sparato ad un cane e non per altro". Chissà se cambierebbe idea se sapesse che Alessandra Mussolini l'ha visto e ci si è pure divertita. Ecco perché, spiega, andrà a vedere "Sono tornato", il film che racconta una clamorosa ricomparsa di Mussolini nell'Italia contemporanea.

Sono interessanti le parti girate dal vero, come le reazioni dei passanti alla vista del duce in divisa o le interviste fatte alla gente della strada, italiani sempre pericolosamente tentati da qualcosa che li giustifichi nello scegliere la libertà per sé negandola agli altri. E infatti prima di girare il film la troupe ha attraversato il paese per fare delle candid camera e ne è venuto fuori "che gli italiani giudicano il Duce con una certa indulgenza: non è un tabù come Hitler in Germania - prosegue Miniero - il suo fantasma si aggira anche in campagna elettorale".

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John Kelly ha aggiunto di aver letto le quattro pagine del documento, attualmente al vaglio degli avvocati della Casa Bianca. Nessuna richiesta dell'Fbi avrebbe rivelato il finanziamento dem.

Dopo 80 anni, invece, forse è il momento di guardare il Duce che è in noi. Una commedia politicamente scorretta che pone un'inquietante domanda: e se lui tornasse davvero? "Il suo vero superpotere era il consenso popolare: se Hitler puntava ideologicamente sulla razza superiore, Mussolini ha sfruttato l'ondata dell'antipolitica, con argomentazioni molto più popolari, tese ad esaltare l'italianità".

Sono tornato è uno schiaffo alle nostre facce da culo.

Il film esce a circa un mese dall'appuntamento con le elezioni politiche. "Le persone prima ridevano, poi dopo 30 secondi che ce lo avevano vicino iniziavano a sfogarsi. avevano voglia di parlare proprio con lui. Non è necessario un fascismo armato, perché il populismo ha già profondamente condizionato tutta la società grazie a un sistema dei media complice e questo fa molta paura". Un paese "in larga parte accondiscendente" anche con le affermazioni piu' insopportabili del redivivo protagonista. Il regista respinge l'accusa di aver avuto un atteggiamento tenero nei confronti del dittattore e ribadisce: "il film non è un'apologia del fascismo". Magari non specista, perché i fascismi possono essere di vario tipo, e qui la svolta di sceneggiatura è feroce e raffinata (e non la capiranno in tanti: altrimenti li linciano sul serio, perché su Benito si può scherzare, ma non su un povero quattrozampe). Ho tirato un sospiro di sollievo, perché sono uscita dalla proiezione con il terrore nel cuore, il terrore di chi è cresciuto con calendari e bustini del Duce per casa neanche trent'anni fa. La cosa più complicata è stato trovare il giusto tono della voce per non ricadere nello stereotipo delle registrazioni ufficiali.

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