Spreco alimentare: le 10 regole d'oro per prevenirlo

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Nasce con l'obiettivo di recuperare i generi alimentari freschi in eccedenza il progetto "Il cibo che serve", presentato ieri, 5 febbraio, nella V Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, dalle Acli provinciali di Roma. Nel frattempo, proprio la riduzione degli sprechi alimentari, insieme a obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani più impegnativi, maggiore coinvolgimento dei produttori, nuovi target per gli imballaggi e taglio dello smaltimento in discarica sono alcune delle novità contenute nel nuovo pacchetto di direttive europee sui rifiuti e la Circular Economy, approvate da Consiglio, Commissione e Parlamento Ue. Non solo all'interno delle famiglie, ma anche nelle mense scolastiche i dati relativi al cibo buttato fanno riflettere. E il 35% potrebbe essere recuperabile.

I risultati derivano da un fatto: l'Italia è il quarto Paese al mondo nella lotta allo spreco alimentare. I dati evidenziano che quasi un terzo del pasto viene gettato, il 29,5%: si tratta di 120 grammi di cibo per ogni studente, a fronte di pasti che offrono circa 534 grammi di cibo pro capite. A potenziare questa catena, il progetto, finanziato dalla Regione Lazio, prevede anche la creazione di un'app, "Romacheserve", nella quale sarà possibile facilitare l'incontro tra realtà produttive che hanno eccedenze alimentari da donare e realtà solidali che necessitano di riceverle. "E' un piccolo strumento -afferma Dona- per sensibilizzare i cittadini sull'importanza di comportamenti consapevoli per la sostenibilità ma anche per il portafoglio: razionalizzare infatti la spesa e riciclare il cibo che si ha in casa con ricette innovative è un ottimo modo per risparmiare tempo e denaro". Le famiglie buttano soprattutto verdura, seguita da latte e latticini, prodotti da forno e frutta. Reduce ha accertato che ogni famiglia getta 84,9 chilogrammi di cibo nel corso dell'anno: a livello nazionale significa sprecare circa 2,2 milioni di tonnellate di cibo in un anno, per un costo di 8,5 miliardi di euro, circa lo 0,6% del Pil.

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"Vent'anni fa - ha osservato l'agroeconomista Andrea Segrè - da uno studio della Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna nasceva Last Minute Market, emblema del recupero del cibo e della prevenzione dello spreco alimentare, ispirato all'iniziativa di recupero di ortofrutta a fini solidali attiva al Centro AgroAlimentare di Bologna sin dal 1981: quasi 40 anni fa! Dal 2010 la campagna e il movimento Spreco Zero diventavano sinonimo di un orizzonte più sostenibile in Italia e in Europa". Bisogna innanzitutto riconoscere che il cibo è parte di un sistema interconnesso, dal campo alla tavola.

"E' necessario far crescere la consapevolezza di tutti rispetto al consumo corretto degli alimenti in termini di qualità e quantità, semplificare i percorsi per assicurare le donazioni e per la prima volta riconoscere all'agricoltura un ruolo da protagonista, attraverso le donazioni dirette agli indigenti". L'abbondanza e l'eccesso possono presto trasformarsi in spreco.

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