Antenne per i cellulari, nei topi causano tumori delle cellule nervose

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Va infine considerato il fatto che le due ricerche che 'provano' il legame tra tumori e radiazioni dei cellulari sono state condotte sui roditori, quindi i risultati vanno necessariamente confermati anche sull'uomo. Tutti i livelli di esposizione usati in questa ricerca sono inferiori al limite statunitense FCC per essere sottoposta alle onde. Le neoplasie osservate erano tumori gliali maligni al cervello e neurinomi cardiaci o Schwanomi (tumori rari che originano dalle cellule di Schwann che circondano le fibre nervose formando una guaina protettiva).

Sono stati rilevati infatti aumenti statistici significativi nell'incidenza di shwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei topi maschi del gruppo, esposti all'intensità di campo più elevata, oltre all'aumento di incidenza di altre lesioni (iperplasia delle cellule di Shwann e gliomi maligni). E i risultati della più grande ricerca mai realizzata sulle radiazioni a radiofrequenza, quelle emesse dai ripetitori per la telefonia mobile, condotta dal bolognese istituto Ramazzini (con i finanziamenti dei soci, di Arpae, della Regione, delle Fondazioni Carisbo e del Monte, di Inail e della Protezione Elaborazioni Industriali) sono arrivati adesso. Gli attuali limiti di esposizione, sottolineano gli autori dello studio, sono pari a 20 Volt/metro per il campo elettrico. I ricercatori del Ramazzini di Bologna, invece, hanno voluto mimare l'esposizione umana total body alle onde provenienti dai ripetitori: per questo motivo hanno utilizzato dosi ambientali, simili a quelle che troviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro, da 5, 25 e 50 Volt/metro.

A Way Out: pubblicato un nuovo trailer di lancio
Questa infatti permette di giocare a A Way Out solo se prima si è stati invitati da qualcuno in possesso del gioco completo. La data di lancio di A Way Out è fissata per il 23 marzo su PC, PlayStation 4 e Xbox One .

A spiegare come è stato condotto il maxi studio è stata, in una diretta su Facebook, la direttrice del centro di ricerca sul cancro del Ramazzini, Fiorella Belpoggi. "Sebbene l'evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza, il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze", è questo quanto aggiunto da Belpoggi. "Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinche' l'apparecchio venga tenuto lontano dal corpo, e altre misure tecnologiche che io non so immaginare ma che sicuramente le compagnie conoscono e possono mettere in atto, potrebbero costituire una prima misura urgente per correre ai ripari". Non immagino che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma sono sicura che si possa fare meglio.

"Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni" avverte Fiorella Belpoggi, direttrice dell'area ricerca dell'Istituto Ramazzini. "Sulla base dei risultati comuni - ha aggiunto la ricercatrice - riteniamo che l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni". La ricerca è durata quasi 10 anni ha coinvolto circa 2.400 ratti, gli stessi selezionati e usati dal Ramazzini come modello umano equivalente per capire gli effetti dell'esposizione.

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