Dossier preti gay, Sepe: "Nessun nome riconducibile alla Diocesi di Napoli"

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Nei giorni scorsi il sito Gaynews aveva riferito che un dossier di 1200 pagine che svelerebbe una rete 'hot' di preti gay da Roma a Catania sarebbe stato consegnato alla Curia di Napoli.

Il dossier sui preti gay depositato nella Cancelleria della curia partenopea fa tremare anche la diocesi della provincia etnea. Sono comportamenti reiterati nel tempo, non legati a un singolo episodio. Tra le diocesi più coinvolte, secondo quanto raccontato dall'avvocato-gigolò, quella di Tursi-Lagonegro. L'escort ventottenne ha collaborato all'identificazione e allo smistamento del materiale da lui fornito. Mangiacapra ha anche aggiunto che "l'elenco numerico dei nomi diffuso da alcuni organi di stampa è impreciso, perché ai nomi che effettivamente segnalo in questa sede con relativi allegati vengono ingiustamente aggiunti nomi di altri preti a loro volta menzionati nelle conversazioni allegate". Qualche sciacallo vuole usare il mio coraggio per infangare qualcuno. Mangiacapra sostiene che le mele marce all'interno della Chiesa siano un ostacolo al progresso civile ed è deciso a lottare fino alla fine per contribuire attivamente ad eliminarle. "Il mio dossier, con prove circostanziate e nomi certi, e' indirizzato alla persona da cui mi sono recato in Curia, che e' una persona di fiducia, e non vuole innescare nessuna macchina del fango". "Sepe dovrebbe parlare di Chiesa in generale - ribatte il gigolò - lesa proprio in quanto Chiesa, senza dire che ci sono solo 2 preti di Napoli".

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Secono mons. De Luca, "incombe l'obbligo anche di riconoscere sbagli, errori, opache testimonianze, e richiesta di perdono; perciò con la fermezza che ha ispirato sempre i percorsi e le decisioni, riaffermiamo come Chiesa la totale disponibilità a intraprendere le decisioni e le sanzioni canoniche per un necessario cammino di purificazione vissuto con profonda attenzione alle denunce e con sensibile cautela verso possibili false accuse". "E per questo non servono i nomi".

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