Etichetta pomodoro: su origine criticità a livello UE, dice Federconsumatori

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"L'obbligo di indicare l'origine del pomodoro nei trasformati come salse e sughi pronti è la risposta che attendavamo per contrastare e arginare la scarsa trasparenza e la crescita di fenomeni di contraffazione che danneggiano tutte le aziende sane che operano nella filiera del pomodoro da industria". Un'iniziativa partita direttamente dal Ministero delle Politiche agricole, guidato dal ministro Maurizio Martina, fra i principali sostenitori di un piano che prevede, innanzitutto, l'apposizione dell'etichetta "salva pummarola" sulle confezioni di pomodoro, nella quale verranno indicate con precisione il Paese di coltivazione del pomodoro e il suo Paese di trasformazione.

"È un risultato che abbiamo da tempo auspicato, avendo la nostra organizzazione richiesto e sostenuto sin dalle prime battute la necessità di una normativa per l'obbligatorietà dell'origine sui derivati del pomodoro", spiega Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 47 del 26 febbraio) il decreto interministeriale per l'origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro, firmato dal Ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina di concerto con quello dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Nel caso tutte le operazioni, dalla raccolta al trattamento, fossero svolte in Italia sull'etichetta verrebbe specificato: "Origine del pomodoro: Italia".

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Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: 'Paesi UE', 'Paesi non UE', 'Paesi UE e non UE'. "Un fiume di prodotto che per oltre 1/3 arriva dagli Stati Uniti e per oltre 1/5 dalla Cina e che dalle navi sbarca in fusti da 200 chili di peso di concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro".

I provvedimenti prevedono una fase per l'adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento completo delle etichette e confezioni già prodotte. 10 anni fa, infatti, entrò in vigore l'obbligo per la sola passata di pomodoro. Finalmente sono tolte dall'anonimato tutte le coltivazioni di pomodoro diffuse lungo la penisola di cui il Veneto è la quarta regione d'Italia per superficie vocata (2.121 ettari concentrati nelle province di Rovigo, Verona, Venezia) dopo l'Emilia Romagna (24.866) la Lombardia e il Piemonte.

Si tratta di una attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori dopo che dall'estero - rileva la Coldiretti - sono arrivati nel 2017 ben 170 milioni di chili di derivati di pomodoro che rappresentano circa il 25% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco. "È tuttavia necessaria - raccomanda - un'omogeneizzazione tra la regolamentazione nazionale e quella comunitaria per evitare che la norma abbia un'efficacia limitata soltanto al territorio italiano, come già avviene per la passata di pomodoro".

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