Firenze: nell'anniversario del rapimento di Moro infangata la memoria delle vittime

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Rimango stupefatto e sbalordito di fronte all'idea che il rapimento, la morte di Aldo Moro e della sua scorta possano essere giudicati da uno degli autori di tale massacro proprio nel giorno in cui ricorre il quarantesimo anniversario della strage di Via Fani. Già l'appuntamento, vista la coincidenza col quarantennale del sequestro del presidente della Dc, Aldo Moro, aveva suscitato forti polemiche.

"C'è una figura, la vittima, che è diventata un mestiere. questa figura stramba, per cui la vittima ha il monopolio della parola". Un gesto - aggiungono Jacopo Cellai e Mario Tenerani di Forza Italia e Francesco Torselli di fratelli d'Italia - che si commenta da solo: infangata la memoria delle vittime di una strage che segnò per sempre la storia della nostra Repubblica. "Non è quello delle vittime un mestiere - ha tuonato - lo è invece quello di chi ha fatto parte di gruppi terroristici eversivi e oggi cerca di imporsi alle nuove generazioni con 'insegnamenti'". E lei, che è un'irriducibile, che non s'è mai pentita, che l'arrestarono nell'85 e dopo vent'anni di carcere, nel 2006, era già fuori con la libertà condizionale? In sala, un bandierone rosso a fare da sfondo, con la falce e martello e la scritta "viva Lenin".

Ragazza uccisa da baby gang a Nottingham, indaga anche Procura di Roma
Il giorno seguente è stata ricoverata d'urgenza al Nottingham City Hospital, dov'è morta dopo tre settimane di coma . Dell'aggressione esiste anche un video , girato e condiviso dalla baby gang, che sta facendo il giro del web.

"Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?", aveva detto Balzerani attirandosi le ire anche di un brigatista pentito, Raimondo Etro. A stretto giro di posta, è arrivata la risposta della figlia di Aldo Moro, che in un video su YouTube ha attaccato l'ex brigatista: "Che palle il quarantennale lo dico io che non l'ho provato e che l'ho subito e che ho il titolo per dirlo". Se c'è qualcuno che ha trasformato in mestiere una morte totalmente ingiusta siete voi, portati in palma di mano, da gente vile e meschina. Perché il quarantennale mi dà dolore. "È paradossale che viviate da allora a braccetto con il sistema che dicevate di voler combattere". Negli ultimi 40 anni avete avuto lo spazio, la voce e la visibilità. "Io credo che la loro parte è stata fatta e forse un sano silenzio sarebbe la cosa migliore per loro, per noi, per questo ex Paese, per tutto". Potito Perruggini Ciotta, nipote del brigadiere Giuseppe Ciotta, ucciso il 12 marzo 1977 a 29 anni a Torino da un commando di Prima Linea, è indignatissimo: "La Balzerani, se proprio vuol parlare, dovrebbe offrire a noi parenti un briciolo di verità in più". Contro Balzerani si è scagliata anche Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. "È l'ora di avere più rispetto". E a quelli come lei circoli e tv smettano di dare microfoni in mano.

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