Google mette al bando le pubblicità di criptovalute e skin gambling

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Nel 2017, la società di Mountain View è riuscita a rimuovere piu' contenuti dal suo ecosistema di annunci che mai, e anche ad un ritmo più veloce: ha eliminato oltre 3,2 miliardi di annunci che violavano le norme pubblicitarie, qualcosa come piu' di 100 annunci al secondo. Scott Spencer, il direttore della sezione "Sustainable Ads" di Google, ha affermato che è difficile stabilire se questi elementi pericolosi siano parte di un'azione coordinata da parte di alcuni hacker, infatti molte di queste pubblicità ingannevoli contenevano link per vari siti Web infetti da malware pericolosi, contro cui l'azienda si è subito mobilitata rimuovendone oltre 400mila.

Dopo Facebook anche Google decide di mettere al bando le pubblicità legate alle criptovalute.

"Abbiamo bloccato circa 90.000 siti web e 700.000 app per dispositivi mobili", scrive Spenser, ricordando di aver sbattuto fuori dalla propria rete pubblicitaria 320mila publisher. Su 11.000 siti web esaminati per aver violato potenzialmente la politica sui contenuti ingannevoli, Google ne ha bloccati oltre 650 ed escluso dalla propria rete pubblicitaria 90 editori. A gennaio di quest'anno, annunci pornografici erano diffusi all'interno di una sessantina di app finite sul Google Play Store.

Quest'anno, inoltre, la società sta incrementando le norme relative alla pubblicità dei prodotti finanziari non regolamentati e speculativi, come le opzioni binarie, le criptovalute, lo scambio di valuta estera e i contratti per differenza (CFD). Grazie a questa tecnologia, nel 2017 sono state rimosse ogni mese 2 milioni di pagine per violazioni delle norme. Negli ultimi anni, conferma il dirigente di Google, il numero dei truffatori che cercano di approfittare della crescente popolarità delle notizie online è cresciuto.

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Nel 2017, sono stati bloccati oltre 12.000 siti web per aver copiato e duplicato contenuti da altri siti ("scraping"), fenomeno in aumento rispetto ai 10.000 del 2016.

Bloccati anche 7.000 account AdWords per "tabloid cloaking" dove un inserzionista carica sul sistema per la pubblicità un banner che imita la grafica di un sito di notizie, inserendo al suo interno titoli e anteprime di un articolo fasullo dove racconta un fatto di attualità, spesso con esagerazioni per attirare l'attenzione e aumentare la probabilità che i lettori ci clicchino sopra, pensando di stare aprendo una pagina del sito su cui già si trovano. Ma se è vero che i proprietari dei siti rendono remunerative le piattaforme sfruttando strumenti come AdSense - "sono stati pagati 12,6 miliardi di dollari ai publisher che usano la nostra rete" - è pur vero che quegli annunci devono rispettare le regole. Nel 2016, erano stati quasi sette volte meno: 1.400.

Spencer ha inoltre spiegato che, per contrastare queste minacce, durante il corso dell'anno sono state aggiornate le normative di pubblicazione degli annunci, con 28 nuove regole per gli inserzionisti e 20 nuove norme per i publisher.

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