Napoli, Mertens porta le pizze ai senzatetto

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Sembra l'intro di un fumetto e forse Dries Mertens è davvero un supereroe. L'idea gli era venuta per la prima volta dopo la trasferta in casa del Torino.

Da oggi, c'è da scommetterci, Mertens sarà ancora più amato dai tifosi. Un gesto ripetuto tante altre volte, per aiutare i clochard in diverse zone di Napoli, anche in questi ultimi giorni di neve e gelo. Dove un pasto caldo dà una gioia tale che l'eurogol più bello, a confronto, è il nulla.

Dries Mertens è un campione anche di solidarietà. Senza mai sentirsi un vip, e le occasioni pubbliche di divertimento (cena con amici, passeggiate sul lungomare) sono momenti che condivide sui social. L'esempio positivo, questo sì, che Mertens vuole essere. Aurora è una bimba ammalata di cancro e ricoverata all'ospedale Pausilipon alla quale Mertens fa visita spesso.

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E poi c'è quel rifugio per cani di Ponticelli che è rimasto aperto proprio grazie ai soldi del calciatore del Napoli e della moglie Katrin. Con tutte le conseguenze del caso per la nutrita schiera di cani curati tra mille difficoltà. "Noi abbiamo adottato Juliette e siamo molto felici di aiutare il personale del canile, ma oltre al loro grande lavoro è necessario l'aiuto di ognuno di voi". Un ragazzo normale che fa cose straordinarie in campo e fuori. Manda medicine ai bambini venezuelani e raccoglie abiti dismessi per i piccoli che a Napoli non hanno la possibilità di comprare vestiti.

In campo ha saputo trasformarsi da esterno d'attacco a puro bomber di razza, facendo le fortune di Maurizio Sarri e del Napoli che ora sogna uno Scudetto che all'ombra del Vesuvio manca da oltre 30 anni: Dries Mertens è però molto di più di un grande giocatore. Non appena visto lo scatto, si attivò per trovare il fotografo (Peter Muller), che si rese disponibile per aiutarlo a trovare il bambino che indossava quella maglia. La foto era stata scattata all'interno di una scuola in cui un insegnante stava impartendo lezioni di francese. Più avanti, un toccante retroscena in un ospedale. Un giorno, a Castel Volturno, un bimbo piangeva perché il 14 azzurro non aveva segnato: "Il prossimo lo dedico a te", gli disse Dries. E mantenne la promessa.

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