Trapani, ha finanziato la latitanza di Messina Denaro: arrestato il "re" dell'eolico

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L'inchiesta è coordinata dal procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Gianluca De Leo e Carlo Marzella.

L'imprenditore Vito Nicastri arrestato in un blitz condotto da cento tra carabinieri e uomini della Dia a Trapani con altre undici persone tra cui i capi delle famiglie di Vita e Salemi.

Parte del denaro derivante dagli investimenti delle cosche trapanesi di Vita e Salemi azzerate dai carabinieri e dalla Dia sarebbe stata destinata al mantenimento del boss latitante Matteo Messina Denaro, che è ricercato dal 1993.

Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell'ambito di consulenze agricole e immobiliari, tra i quali ci sarebbe stato un noto faccendiere mazarese Salvatore Calvanico, una volta braccio destro dell'ex governatore Totò Cuffaro, sono riusciti, attraverso società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname nonché in attività di ristorazione.

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Il maxi blitz antimafia odierno a Trapani ha portato all'esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo su richiesta della Dda.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento nonchè fittizia intestazione di beni tutti reati aggravati dalle modalità mafiose.

In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione. Il suo nome era già comparso nelle inchieste della Dia sui presunti favoreggiatori al padrino di Castelvetrano, indagini che gli son già costati sequestri per centinaia di milioni di euro. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi. Si tratta di Vito Nicastri, imprenditore trapanese finito in carcere insieme ad altre 11 persone sospettate di aver coperto e finanziato la latitanza del boss ricercato Matteo Messina Denaro. "Questo signor Messina - sbottava Riina - questo che fa il latitante che fa questi pali eolici (è uno dei tanti business che sono stati attribuiti al latitante).ci farebbe più figura se la mettesse nel culo la luce e se lo illuminasse. fa pali per prendere soldi ma non si interessa". Matteo Messina Denaro è tornato ad essere un fantasma, e anche i suoi fedelissimi - fiaccati da arresti e sequestri - si lamentano.

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