Chi è Nicola Molteni, presidente della commissione speciale alla Camera

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Il Def è stato rinviato, in attesa dell'esito del secondo giro di consultazioni, che parte domani. Piuttosto a una figura terza, come il presidente del Senato o della Camera. Andrea Mandelli (FI) e Giorgio Trizzino (M5S) sono stati infatti eletti vicepresidenti rispettivamente con 15 e 14 voti, mentre i segretari sono Vittorio Ferraresi (M5S) e Paolo Russo (FI). La Lega esprime il presidente, Nicola Molteni. Da valutare, invece, la possibilità di sentire i vertici di Cdp, come chiesto da Pd e LeU: "Vedremo, c'è un perimetro di attività di questa commissione che è stabilito dalla conferenza di capigruppo e deliberato dall'aula e sarà sempre la capigruppo a integrare il nostro lavoro".

Da lì a dire che tra i due ci sia un accordo più ampio ce ne passa.

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Soprattutto grazie alla storia d'amore che sta vivendo con Francesco Monte , che le ha dato una popolarità mai avuta fino a ora. In realtà la giovane non ha detto molto su questa opportunità: "Se mio papà è geloso, io lo sono di più".

"La Lega non si presenterà al consiglio comunale dedicato al conferimento delle benemerenze civiche, perché il centrosinistra ha indegnamente strumentalizzato la persona di Don Luca Palei per fare polemica politica e propagandare il sistema di accoglienza istituito dai governi del Pd negli ultimi cinque anni". Il presidente Mattarella finora non ha forzato, ma la situazione internazionale potrebbe richiedere un'accelerazione del processo di formazione dell'esecutivo. Ovvero, tradotto in soldoni: un po' di assunzioni, qualche centinaio di milioni in più per l'edilizia scolastica e 3-400 milioni per iniziare a mettere le basi per il CCNL 2019/2021 (importo che peraltro servirebbe a mala pena a garantire anche per il 2019 l'erogazione del cosiddetto "elemento perequativo" al personale della scuola che, altrimenti, a partire dal gennaio prossimo si vedrebbe decurtato lo stipendio).

Le commissioni si sarebbero dovute limitare a fornire un parere obbligatorio ma non vincolante sulla riforma, che sarebbe poi tornata in mano al governo, che avrebbe potuto approvare definitivamente il testo, esercitando così la delega fornita dal Parlamento.

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