Clan boss Messina Denaro

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Si stringe il cerchio attorno al super ricercato dal 1993, Matteo Messina Denaro.

I reati contestati sono associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni.

Il blitz scattato in provincia di Trapani è l'ennesimo colpo inferto dagli investigatori alla rete relazionale, criminale ed economica di Messina Denaro.

L'indagine ha consentito di individuare la rete utilizzata dal capo di Cosa nostra Matteo Messina Denaro per lo smistamento dei "pizzini" con i quali dava le disposizioni agli affiliati.

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L'operazione della Polizia, Carabinieri e D.I.A., ha confermato il perdurante ruolo apicale di Matteo Messina Denaro della provincia mafiosa trapanese e quello di reggente del mandamento di Castelvetrano assunto da un cognato, in conseguenza dell'arresto di altri membri del circuito familiare.

Pedinamenti, appostamenti e intercettazioni hanno ribadito come Cosa nostra eserciti un controllo capillare del territorio e ricorra sistematicamente alle intimidazioni per infiltrare il tessuto economico e sociale. Si conferma così la scelta "familistica" del boss, con ruoli di primo piano affidati a due cognati che sono tra i fermati del blitz del 19 aprile.

I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà, alle ore 11.30 odierne, presso gli uffici della Procura Distrettuale di Palermo. Il legame di sangue guida il boss latitante Matteo Messina Denaro nella scelta degli uomini a cui affidare affari e gestione delle attivita' illecite. In quegli stessi mesi andò in vacanza a Forte dei Marmi insieme con i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e da allora ha fatto perdere le proprie tracce.

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