Guerra in Siria, Usa: "Pronti a colpire di nuovo"

Share

Dopo questi raid sarà tutto più difficile. In altri termini, poiché nessuno ha intenzione o interesse a favorire una spirale di guerra, le forze russe sono state informate relativamente ai tempi e agli obiettivi del raid, così da evitare che potessero essere coinvolte nell'azione o che vi potessero essere degli incidenti.

La Russia incassa la bocciatura della sua richiesta di condanna dell'attacco da parte dell'Onu e l'intelligence Usa sembra escludere possibili rappresaglie. Ritrova il marito, il cognato e Malaz al secondo piano dell'edificio, dove alla fine crolla per terra, ma restando cosciente. "Oltre 100 missili da crociera e missili aria-terra sono stati lanciati contro obiettivi militari e civili in Siria da navi statunitensi, britanniche e francesi", ha affermato il ministero citato dalla Tass. Nella quale il male che vediamo fuori, i boati che avvertiamo nel deserto, sono solo un'eco di ciò che accade dentro di noi. Ciò che la motiva è la ricerca del controllo, del possesso, come unica possibilità di realizzazione e di promozione di sé.

Macron ha telefonato a Putin, dopo aver dato il pieno appoggio a Trump, nella speranza di accreditarsi in quel ruolo lucrando qualcosa per la Francia. La loro posizione sul piano strategico e diplomatico è compatta: "L'obiettivo era colpire le armi chimiche siriane ed impedire che vengano ancora usate", non rovesciare il regime, o aggredire Russia e Iran.

Alcune voci vorrebbero infatti che gli americani abbiano negoziato intensità e durata della propria offensiva dietro un qualche accordo coi russi rispetto al ridimensionamento della presenza iraniana in Siria. "Un intervento contro il diritto internazionale", lo definisce Putin.

Chi è Nicola Molteni, presidente della commissione speciale alla Camera
Il Def è stato rinviato, in attesa dell'esito del secondo giro di consultazioni, che parte domani. Piuttosto a una figura terza, come il presidente del Senato o della Camera .

"La NATO, per bocca del segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, ha dichiarato il proprio appoggio all'azione degli Stati Uniti, sostenendo che ridurrà la capacità del regime di condurre ulteriori attacchi contro il popolo siriano con armi chimiche". Ieri Macron lo ha chiamato, per cercare di ricucire il rapporto. E "totale sostegno" al raid è giunto anche da Israele e Canada. In queste ore quello che sta preoccupando molto è la riuscita della deviazione dei missili secondo Srour. "Abbiamo intrapreso questa iniziativa - ha detto Kirill ai giornalisti nella sua residenza a Peredelkino - consci che i cristiani non possono rimanere indifferenti di fronte a ciò che avviene in Siria".

Ne parliamo mentre il consiglio di sicurezza dell'Onu si è appena riunito. Sono due approcci diversi. Per la verità si tratta di mutamenti che sono in corso da tempo e che già si sono fatti sentire in Africa. Anche l'agenzia Reuters riporta una news scottante "Dopo una valutazione preliminare - si legge - Washington ritiene che non è stato possibile comprendere effettivamente se l'attacco sia stato opera dell'esercito siriano o di gruppi terroristici". Ciò perché il blocco amico di Damasco era convinto di poter vincere la guerra civile sul piano militare.

Non a caso, le autorità francesi hanno detto che Mosca era stata informata degli attacchi: notizia confermata anche dai russi, anche se negata dal Pentagono. Trump ha dunque stigmatizzato la Russia per il suo supporto ad Assad intimandole di non proseguire "su questo buio sentiero" e ricordandole che nel 2013 aveva prometto di lavorare per la distruzione delle armi chimiche siriane. Lui vuole concentrarsi sull'Isis.

Trump ha sciolto quindi le riserve e, a una settimana dall'attacco chimico alla città siriana di Duma, ha ordinato la rappresaglia in stretto coordinamento con Londra e Parigi. Su queste basi, aldilà della retorica infuocata, Washington spera che Mosca recepisca il messaggio. La Russia però replica: tali misure non hanno senso. Se il Cremlino lo capisce e torna a Ginevra, si apre la porta per una soluzione negoziata.

Share