Il Governo difende la legge contro il suicidio assistito

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Due, nella fattispecie, i profili di incostituzionalità: l'equiparazione tra aiuto e istigazione al suicidio (articolo 580 del codice penale) e la conseguente sproporzione della condanna per l'aiuto al suicidio (dai 6 ai 12 anni, come per l'istigazione). Già i giudici della Corte d'Assise di Milano nel febbraio scorso avevano sollevato dubbi e chiesto alla Corte Costituzionale di valutare la legittimità di quello che oggi in Italia è considerato un reato. Invece il Governo ha dato mandato mandato all' Avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento.

"Una scelta legittima e pienamente politica - commenta il legale di Marco Cappato e dell'associazione, Filomena Gallo - visto che l'esecutivo avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l'appello lanciato da diversi giuristi e sottoscritto da 15mila cittadini, che chiedevano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato". La Corte potrebbe perciò definire il giudizio con una cosiddetta sentenza interpretativa di rigetto, cioè fornendo i criteri per una interpretazione costituzionalmente orientata della norma.

La richiesta in questione è stata sollevata nel corso del processo (sospeso con la trasmissione degli atti alla Consulta) a Marco Cappato, il leader ed attivista radicale che aveva accompagnato il 40enne cieco e tetraplegico Fabiano Antoniani (soprannominato DJ Fabo) in una clinica svizzera, per aiutarlo a concludere le pratiche necessarie per porre fine alle sue incurabili sofferenze.

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Nei giorni scorsi sulla vicenda era intervenuto anche Massimo Gandolfini, presidente del Family Day, ricordando "è prassi consolidata che il Governo si costituisca sempre a sostegno della legittimità della norma che viene impugnata, e questo passaggio non è irrilevante sul piano istituzionale". "Il nostro obiettivo non cambia - conclude Gallo - vogliamo far prevalere, contro la lettera del codice penale del 1930, i principi di libertà e autodeterminazione riconosciuti dalla Costituzione italiana e dalla Convezione europea dei diritti umani, nella convinzione che Fabiano Antoniani avesse diritto a ottenere in Italia il tipo di assistenza che, a proprio rischio e pericolo, ha dovuto andare a cercare all'estero con l'aiuto di Marco Cappato".

Il governo ha deciso di costituirsi alla Consulta per dirimere il delicatissimo tema del suicidio assistito.

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