Il Papa in visita al Serpentone

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Ma è soprattutto una parrocchia nata in un quartiere difficile, il Corviale, che doveva rappresentare la svolta rispetto ai quartieri dormitorio che si costruivano con abusi allora a Roma e che invece rimase incompiuto, un "serpentone" di case per la maggior parte occupate, fino agli interventi di riqualificazione. Un quartiere come altri con la delinquenza che si può trovare nelle periferie delle grandi città. Ma gli affari suoi sono io! E forse il Papa non credeva che le domande dei bambini avrebbero potuto metterlo così in difficoltà.

Quindi, al termine della celebrazione, sul sagrato della chiesa il Papa saluta gli abitanti di Corviale, ribadendo che "tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri". Matteo era un uomo disprezzato, traditore, ma quando Gesù lo ha chiamato, si alzo'. Non per introversione ma per la tipologia di domanda.

Un bimbo si alza, si avvicina al microfono ma non riesce a parlare.

Da quando è morto il bambino si tormenta chiedendosi se il genitore si trovi in paradiso o all'inferno. "Con il battesimo - ha detto rivolgendosi alla bambina che aveva fatto la domanda - è entrato lo Spirito Santo e ha rafforzato la tua appartenenza a Dio". Il piccolo ha anche un altro dolore. Gli parlò del quartiere, e Papa Francesco disse di conoscere la situazione.

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Il pianto a dirotto del piccolo Emanuele è stato il momento più toccante della visita effettuata da Papa Francesco nella parrocchia di San Paolo della Croce, a Corviale, ieri pomeriggio, domenica 15 aprile. L'ultimo Papa a visitare tale quartiere della Capitale era stato, nel 1992, Papa Giovanni Paolo II. Un luogo di preghiera tra le famiglie che negli anni hanno occupato abusivamente le case. La sua auto ha percorso via Poggio Verde, rasente del Serpentone. Alcuni residenti hanno affisso alle finestre striscioni di benvenuto al Papa. I non battezzati e chi segue le altre religioni lontane, anche loro sono figli di Dio. Il papà di Emanuele è da poco venuto a mancare, non era credente, anche se ha fatto battezzare i figli, e Emanuele si chiede se è in cielo. Tutti sono "figli di Dio, Dio ha creato e ha amato tutti e ha messo a tutti nel cuore la coscienza di distinguere il bene dal male. E si' sono figli di Dio anche i mafiosi, che preferiscono comportarsi come figli del diavolo".

Le persone che non conoscono Gesù dobbiamo pregare perche' lo riconoscano e si convertano.

Papa Francesco loda il coraggio di Emanuele nel piangere davanti a tutti, e rimarca la "bella testimonianza data da quell'uomo ai suoi figli", una testimonianza che si è riverberata sul figlio "che ha ereditato la forza del papà". Il Papa poi lo ha abbracciato e lo ha rassicurato che il suo papà, ateo, è in Cielo. E il Papa lo consola: "Dio ha un cuore di papa, tuo papà era un brav'uomo, è in cielo con lui, stai sicuro". Al Papa si scorgono gli occhi lucidi e tutta la piazza ascolta intensamente: "Che bello che un figlio dica di un suo papà, "era bravo". Meditando sulle odierne Letture e sul Vangelo di Luca in cui la Parola di Dio risente ancora del clima di gioia pasquale per la risurrezione di Gesù, Francesco ricorda come i discepoli, quando videro Gesù dopo la Risurrezione, abbiano dubitato perché quella verità non era ancora "entrata nel cuore": è "meno pericoloso" - osserva - avere una verità "nella mente" piuttosto "che averla nel cuore". Aveva il cuore buono: ora Emanuele ha i dubbi per il papà in cielo. Dio ha un cuore di papà e davanti a un papà non credente che è stato capace di battezzare i suoi bambini, Dio sarebbe capace di abbandonarlo?

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