Virus HIV: può una pianta curare davvero la malattia?

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Questo vuol dire, più semplicemente, che la molecola individuata blocca quegli enzimi in grado di permettere al virus di replicarsi.

Una rivista americana PlosOne ha appena pubblicato un articolo legato al potere benefico della pianta "Hypericum scruglii (Bacchetta, Brullo et Salmeri)", che cresce nella Sardegna centro-orientale e che forse può curare il virus HIV.

L'approccio innovativo utilizzato nello studio - che vede in prima fila i gruppi di ricerca di Virologia e di Botanica del Dipartimento cagliaritano - sfrutta la biodiversità metabolica delle piante per identificare singole molecole capaci di agire su più funzioni enzimatiche (approccio multitarget).

La squadra di ricercatori formata da biologi e virologi dell'Università di Cagliari già da tempo si occupava di studiare le forme vegetali che compongono i paesaggi naturali della Sardegna. E' infatti in corso da 8-9 anni un progetto di studio delle specie endemiche dell'isola che ha permesso finora di testare 20-25 estratti di tali specie capaci, grazie all'isolamento, di produrre composti del tutto originali.

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L'Hypericum scruglii, cioè la pianta oggetto dello studio, è stata individuata solo di recente denominata dall'attuale direttore dell'Orto botanico dell'Università di Cagliari, Gianluigi Bacchetta, in onore del prof. Il lavoro di ricerca sull'Hypericum Scruglii è stato coordinato da Francesca Esposito, virologa, e Cinzia Sanna, botanica, entrambe ricercatrici facenti capo al Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente ed è frutto di una sinergia con altri ricercatori dell'Università di Cagliari, delle Università della Campania e dell'Insubria e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania).

I ricercatori hanno lavorato sull'estratto grezzo, facendo degli screening biologici, per valutare la sua attività antivirale.

Ma come riesce a bloccare la replicazione del virus dell'HIV? Questi farmaci, però, possono avere diversi effetti collaterali. "Essa si è dimostrata efficace anche nell'inibire la replicazione virale in colture cellulari". Cinzia Sanna sottolinea che "non si tratta di una pianta tossica, ma anzi già utilizzata nella medicina popolare".

Del gruppo che ha firmato la ricerca pubblicata su PlosOne fa parte anche Enzo Tramontano, ordinario di Microbiologia e Presidente della Facoltà di Biologia e Farmacia: "La nostra ricerca prosegue - commenta - Ora serviranno studi specifici per migliorare la struttura chimica della molecola e renderla più potente".

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