Voragini, frane e rischio alluvioni, Roma colabrodo. 44 crateri in 3 mesi

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E' quanto emerge dal primo Rapporto sul rischio idrogeologico nella capitale.

Rischi naturali che incombono su circa 250 mila romani, un rischio enorme come in nessun'altra parte d'Europa.

Il rischio oggi riguarda un territorio urbano di 1135 ettari, con zone che non sopportano neanche un acquazzone. Tra i motivi principali, un sistema fognario non proprio efficiente, la mancata manutenzione dei tombini e la scomparsa, per sversamenti di rifiuti e vegetazione spontanea, di circa 700 km di indispensabili vie d'acqua tributarie del Tevere e dell'Aniene tra canali, fossi e sistemi di scolo.

Anche le frane non sono da meno. Lo ha annunciato Erasmo D'Angelis, segretario generale dell'Autorita' di distretto idrografico dell'Italia centrale presentando i risultati del primo Rapporto annuale sul rischio idrogeologico della capitale. Monte Mario, viale Tiziano, Monteverde vecchio e Balduina le zone particolarmente a rischio frane.

Raddoppia poi il numero delle voragini nella città eterna.

Roma ridotta ad un colabrodo, con voragini che si aprono all'improvviso, "zolle" d'asfalto che franano, e un'area a rischio alluvioni più vasta d'EuropaNei primi tre mesi del 2018 a Roma si sono aperte 44 voragini.

Le aree particolarmente interessate dalla formazione di grandi voragini si concentrano nella porzione orientale di Roma. Nella parte Ovest della città il quartiere che conta più voragini è Portuense, seguito da Gianicolense.

Cgil: "La politica ascolti il disagio del Sud"
Gaetano Bonetti, 63 anni, "storico" sindacalista piacentino, in questi giorni ha passato competenze e organizzazione del terzo settore in Fp Cgil a Giovanni Baiardi, 45enne piacentino con una esperienza ultraventennale nella cooperazione sociale e nei servizi alla persona.

La causa principale della formazione delle voragini a Roma "la presenza di numerose cavità sotterranee di origine antropica scavate dall'uomo a vario titolo ma principalmente per l'estrazione dei materiali da costruzione".

Sono stati sinora censiti e mappati 32 kmq di gallerie sotterranee che giacciono sotto il tessuto urbane.

"Questo approccio sarà esteso in modo sistematico a tutte le infrastrutture stradali di interesse regionale, non solo di competenza di Anas, ma anche delle Provincie siciliane - dicono ancora - L'analisi integrativa sulla mappatura delle aree esposte a pericolosità idrogeologico, insieme all'analisi sulle condizioni di vulnerabilità delle singole infrastrutture, consentirà di quantificare il rischio idrogeologico della rete stradale e redigere un Piano di interventi con individuazione delle priorità".

Un piano decennale che ha bisogno della massima e permanente collaborazione istituzionale. A questi vanno aggiunti almeno 15 milioni l'anno per gestire la manutenzione ordinaria di canali e fossi interni all'area urbana oggi in grave stato di degrado o addirittura 'tombati' da vegetazione e rifiuti, e 4 milioni l'anno per interventi preventivi sulle voragini.

Complessivamente la cifra da stanziare è di 1 miliardo e 40 milioni.

Gli interventi previsti per Roma più importanti a livello finanziario riguardano la messa in sicurezza idraulica del territorio di Piana del Sole (Municipio XII) per un costo di 56,6 milioni, due interventi di manutenzione straordinaria del corpo arginale del Tevere da 36,7 milioni per un totale di 73,4 milioni, interventi nel tratto fluviale compreso tra Ponte Marconi e la foce per 33,6 milioni, interventi sul Fosso di Vallerano a protezione della zona urbana del Torrino per 21,5 milioni, due opere di realizzazione delle casse di espansione del Fosso di Tor Sapienza da 20,3 milioni ciascuna.

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