Dipendente di 53 anni con tumore licenziata dal Piccolo Cottolengo di Milano

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La storia di questa donna ha chiaramente suscitato polemiche ed ha sollevato l'opinione pubblica in merito: la 53enne, quindi, ha deciso di denunciare l'accaduto parlandone ai microfoni di Ansa, ed in cui ha raccontato che per altri dipendenti che versavano nella sua stessa condizione, le sorti sono state altre. Il lavoro in questione prevedeva lo svolgimento di 36 ore settimanali per un compenso mensile di 1.100 euro. I postumi della chemioterapia mi hanno reso parzialmente idonea alla mansione di ausiliaria socio-sanitaria.

Il sindacato, in suo sostegno, ha anche indetto un presidio per giovedì 10 maggio dalle 9.30 alle 13, in viale Caterina da Forlì, dove ha sede la struttura. Il direttore della struttura Pierliugi Ondei però, invia alla donna una lettera di #licenziamento.

Primo maggio. Corteo dei sindacati. Vittime sul lavoro come nel 1911
Tutte legate da un filo comune: la domanda di sicurezza sul lavoro , che è diventata una vera e propria emergenza nazionale. La sicurezza nei luoghi di lavoro non è purtroppo un tema nel dibattito pubblico, politico e istituzionale.

"Il Don Orione, gestito da religiosi - incalza il sindacato - sembra aver applicato in senso inverso il motto del fondatore: 'La porta del Piccolo Cottolengo non domanderà a chi entra se abbia un nome ma soltanto se abbia un dolore'".

Proprio a ridosso della giornata dedicata al lavoro e ai lavoratori, in un'Italia che lamenta sempre più ingiustizie e proprio mancanza di lavoro, è arrivata da Milano la triste notizie del licenziamento di una donna malata di cancro. "In pochi riescono a beneficiare dell'anticipo pensionistico dell'Ape social". "E se nemmeno questo basta, ridistribuire le mansioni tra il personale, in modo da poter far lavorare anche chi ha avuto un serio problema di salute, evitando di esternalizzare le funzioni che potrebbero essere anche una buona ricollocazione (Cup, centralino, funzioni amministrative)". La struttura ha già fatto sapere che altre posizioni di lavoro disponibili non sarebbero compatibili con lo stato di salute della lavoratrice licenziata.

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