"Hannes", la mano robotica che restituisce il 90% delle funzionalità perdute

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In commercio dal 2019 la mano bionica è un dispositivo medico di fase 1. Inoltre, la nuova mano robotica, potrà essere installata sul paziente senza necessità di un intervento chirurgico e permetterà di restituire alle persone con amputazione dell'arto gran parte della funzionalità perduta. Il direttore generale Giuseppe Lucibello:"Noi abbiamo investito nella costruzione di una rete di eccellenza, l'IIT è forse il partner principale ma il Sant'Anna di Pisa, il Campus Biomedico di Roma, la Sapienza, il Politecnico di Milano sono partner con i quali stiamo lavorando alacremente e produrremo importanti risultati della ricerca, non solo nel campo della protesica e della riabilitazione, ma anche nel campo della salute e sicurezza, tutto ciò che serve in funzione preventiva a migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori". La mano, che si chiama Hannes in onore di Hannes Schmidl, è nata in Italia nel Rehab Technologies Lab, il laboratorio congiunto nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra l'Inail e l'Istituto italiano di tecnologia (Iit), ed è stata presentata oggi a Roma, nell'incontro organizzato proprio da Inail e Iit. Anche il pollice è orientabile in tre diverse posizioni "e rende possibili i tipi di prese necessarie nella vita di tutti i giorni, dalla penna alla carta di credito fino alla possibilità di spostare oggetti di 15 kg circa". Il sistema di controllo di Hannes è di tipo mioelettrico, sfrutta cioè gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell'arto, e implementa strategie basate su algoritmi di intelligenza artificiale.

Marzo Zambelli, che nel 2015 aveva sperimentato la mano con tre dita, considerata la prova di fattibilità di una protesi ad alta tecnologia e a costi più accessibili, primo frutto della collaborazione fra Inail e IIt, ha commentato: "Posso piegare le dita con la forza voluta e cominciare a dimenticare di dover usare sempre la mano sinistra". "La sua peculiarita' risiede nella parte meccanica, che e' unica nel suo genere e conferisce alla mano poliarticolata versatilita' e naturalezza nel movimento, elementi che la caratterizzano insieme alla resistenza dei materiali e alla semplicita' d'uso". "I due sensori che ricevono e interpretano il segnale elettrico proveniente dal cervello, attivando il movimento desiderato del polso o della mano, sono infatti posizionati all'interno dell'invaso della protesi, la parte a contatto con l'arto residuo, risultando cosi' invisibili all'esterno e impercettibili dal paziente".

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"Questa tecnologia- hanno aggiunto infine i ricercatori- fa si' che i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessita' di alcun trattamento chirurgico invasivo".

Le dita si piegano e il polso si piega in cinque posizioni, permettendo la roteazione in entrambe le direzioni. Per garantire il massimo livello di personalizzazione, il Rehab Technologies Lab ha realizzato un software che si collega alla mano robotica via Bluetooth e consente di calibrare i suoi parametri di funzionamento in base alle esigenze e alle caratteristiche di chi la indossa. È inoltre dotato di differenti soluzioni cosmetiche, con guanti di rivestimento diversificati per uomo a donna.

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