Non può ricevere anestesia per malattia rara: gli trapiantano rene "da sveglio"

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L'uomo è affetto da una malattia rara.

In questo caso, si è aggiunta la presenza di "pectus excavatum" con un'insufficienza respiratoria di tipo restrittivo, che ha reso impossibile effettuare un'anestesia generale e pertanto ha escluso la possibilità di effettuare un trapianto renale in modo tradizionale. Il paziente è ora degente presso il reparto di Nefrologia universitaria del professor Luigi Biancone.

Il 40enne è affetto dalla cosiddetta sindrome di Prune-Belly. La sindrome di Prune- Belly è una malattia che colpisce quasi soprattutto il sesso maschile per il 97% e determina la malformazione del disegno toracico con la conseguente insufficienza respiratoria.

La sindrome di Prune-Belly porta alla necessità da parte del paziente di dialisi.

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Agenpress. "In caso di sciopero Ilva, la Regione Puglia parteciperà assieme a tutti i lavoratori ed ai loro sindacati". Una proposta ritenuta insoddisfacente soprattutto da parte di Usb e Fiom .

Sono circa 250 le persone affette da patologie rare non glomerulari che hanno subito un trapianto negli ultimi 10 anni presso l'Ospedale Molinette di Torino.

Il trapianto renale è un intervento chirurgico che consiste nel prelevare un rene sano da un donatore cadavere o un donatore vivente e impiantarlo nella parte anteriore dell'addome del paziente ricevente in sede extraperitoneale. Il trapianto, in questi casi, è ritenuto molto complicato per le difficoltà che comporta l'operazione stessa.

L'intervento di solito richiede dalle 3 alle 4 ore ed è impensabile quindi venga effettuato senza anestesia generale, eppure all'ospedale di Torino sono riusciti nell'incredibile impresa, per salvare la vita a un paziente che non avrebbe retto alle conseguenze proprio dell'anestesia. L'anestesista, il dottor Fabio Gobbi, ha infatti perfezionato una tecnica particolare che ha permesso di mantenere il paziente in anestesia spinale per tutto il tempo, mentre il l'équipe composta dal dottor Omidreza Sedigh e dai dottori Aldo Verri e Caterina Tallia, e diretta dal dottor Pier Paolo Donadio, ha potuto effettuare lo straordinario intervento. Un effetto determinato anche dalle competenze e dall'esperienza di fondo della struttura ospedaliera piemontese nella gestione di questo tipo di patologie.

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