Cannabis light, cosa comporta il parere del Consiglio superiore di Sanità

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Sulla base del parere del CSS, il Ministero della Salute ha anche un parere all'Avvocatura dello Stato, che non avrebbe ancora detto la sua.

La ministra Giulia Grillo ha precisato: "Il precedente ministro della Salute il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere interno al Consiglio Superiore di Sanità sulla eventuale pericolosità per la salute di questa sostanza". La vendita è vietata ai minori di 18 anni e la cannabis light si chiama così perché pur avendo un'alta concentrazione di CBD, che calma i nervi e fa bene a un sacco di patologie, ha il principio attivo THC sotto la percentuale illegale. Due i quesiti posti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio e a quali condizioni.

La famiglia, quella vera
Ma alcuni hanno ridotto questo documento alla casistica del questo si può, questo non si può: non hanno capito nulla. Oggi c'è bisogno di catecumenato per il matrimonio, come quello del battesimo.

I PARERI - Composto da 30 membri non di diritto, esperti nei vari settori della medicina e chirurgia e della sanità pubblica, nominati dal ministro della Salute, e da 26 componenti di diritto, come ricorda il sito del ministero, "il Consiglio esprime parere obbligatorio sui regolamenti predisposti da qualunque amministrazione centrale che interessino la salute pubblica; sulle convenzioni internazionali relative alla predetta materia; sugli elenchi delle lavorazioni insalubri e dei coloranti nocivi; sui provvedimenti di coordinamento e sulle istruzioni obbligatorie per la tutela della salute pubblica da adottarsi dal Ministero della salute, ai sensi dei nn". Eppure, nel corso degli ultimi mesi - dopo l'entrata in vigore della legge 242/2016 che ha aperto al consumo di questa sostanza con un principio attivo più basso rispetto a quella che siamo abituati a definire 'droga' - il mercato degli shop è in fortissima espansione. I pareri possono essere espressi anche "in ogni altro caso in cui le Direzioni generali ne facciano richiesta per l'adozione di provvedimenti normativi o amministrativi e nella eventualità che l'Autorità giurisdizionale richieda la consultazione dell'Organo per decidere contenziosi". Una cosa logica quindi sarebbe, casomai, proibirne l'uso per determinate tipologie di persone e invece pare il CSS voglia vietare la vendita di cannabis light a tutti. Già, perché secondo gli inquirenti, di spaccio si tratta, anche se la catena di vendita si occupa generalmente di vendita di prodotti a base di cannabis come infiorescenze, resine ed olii estratti dalla stessa pianta, commercializzati o, comunque pubblicizzati, come sostanze lecite e di libero acquisto.

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